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mercoledì 15 luglio 2026

Premio letterario "Essere se stessi"

Concorso letterario “Essere sé stessi”: premiati due studenti del Liceo Classico “Alfieri” di Asti

Il concorso letterario “Essere sé stessi”, bandito dal Comune di Asti e quest’anno, alla sua quarta edizione, esteso a tutto il Piemonte, nella giornata del 14 luglio scorso ha visto attribuiti due dei tre premi riservati alla categoria Young ad altrettanti studenti neodiplomati del Liceo Classico “Alfieri” di Asti: primo premio a Mattia Capone (VA) con il racconto Il peso dell’aria e terzo premio a Carlo Andrea Ascolese (VC) con L’eco del silenzio.

Il tema del concorso, aperto anche ai delicati disturbi psichici e ad altre forme di disagio, come il bullismo, è stato tuttavia in prevalenza quello che lo accompagna dalla sua prima edizione: il diritto inalienabile a vivere la propria identità sessuale al di là di pregiudizi e stereotipi, a sottolineare come, specie fra gli adolescenti, questa sia un’urgenza fondamentale, perché bisogno primario per la piena realizzazione di sé, ma non ancora così scontato nel 2026.
E’ quello che hanno fatto, con originalità, genuinità e perfezione formale straordinarie, anche Mattia e Carlo. Ecco, in sintesi, la trama dei loro racconti.





L’aria può mancare, all’improvviso, quando “essere sé stessi” implica l’ostracismo da parte della famiglia stessa, ma può tornare quando un “Angelo” (nome proprio e funzione), non dal cielo, ma in carne e ossa, accoglie e salva. Due solitudini che “si studiano”, imparano a conoscersi, si innamorano e convivono, fino a quando l’aria torna a mancare. Angelo si sente di troppo e decide di farla finita, ma come tutte le presenze tragicamente effimere un miracolo lo ha compiuto: ridare una casa e un posto nel mondo a chi credeva, per il proprio orientamento sessuale, di averlo perduto (Mattia Capone, Il peso dell’aria).

Un braccialetto di ferro è ciò che resta dell’incontro con Giuseppe. Due mondi agli antipodi, quelli dei protagonisti, riassumibili nello struggente Leitmotiv, in eco, del racconto: “Amunì!”...“’nduma!”. E’ una storia vissuta, quotidiana, di “andiamo!” autentici, quella narrata, che, anche se breve, fa sentire vivi, come mai era accaduto prima. Ma a circondarla è il silenzio delle cose non dette e, all’improvviso, dell’assenza. Quando il braccialetto di ferro, a distanza di tempo, batte contro il polso, il ricordo assale e, pur nella “eco del silenzio”, quell’“’nduma!” sgorga di nuovo dal cuore (Carlo Andrea Ascolese, L’eco del silenzio).

Storie di difficile accettazione dell’identità sessuale quelle narrate, a livello sia familiare sia sociale, di bisogno di essere vissute alla luce del sole, ma perché questo avvenga serve una società educata. Da chi? Dalla Scuola, con una formazione rivolta a tutti gli studenti e a tutte le studentesse, alle e con le loro famiglie, senza “se” e senza “ma”, per creare davvero condizioni culturali tali da evitare tragedie, anche recenti, come l’uccisione di Mirko e della madre Kety, vicenda sulla quale pesa, come un macigno, un contesto di inaccettabile omofobia familiare.

a cura del prof. Carlo Bavastro

giovedì 8 gennaio 2026

L'eccidio di Gaza in due film proiettati per gli studenti del Liceo Classico

 The voice of Hind Rajab vs I bambini di Gaza

Giovedì 8 gennaio 2025, al rientro dalla pausa natalizia, come di consueto ormai da tre anni, tutte le classi del Liceo classico hanno preso parte alla proiezione di due film: The voice of Hind Rajab presso la Sala Lumière per il triennio e le seconde, I bambini di Gaza presso l’Aula magna dell’Istituto Alfieri per le classi prime.

Il tema scelto quest’anno, vista la pressante attualità, è la disperata situazione in cui da sempre vivono i bambini di Gaza attraverso due film molto recenti, il primo di Kaouther Ben Hania del 2025 e il secondo di Loris Lai del 2024.

I due film hanno toccato molto i ragazzi: soprattutto le classi più grandi si sono commosse alla visione del film della regista tunisina Kaouther Ben Hania: il 29 gennaio 2024 gli operatori del centralino del braccio palestinese della Mezzaluna Rossa a Ramallah ricevono la telefonata di Liyan Hamada, una quindicenne di Gaza intrappolata in macchina assieme alla cuginetta Hind Rajab dopo che un carro armato israeliano ha sparato al veicolo, uccidendone i genitori e i tre fratelli. Quando anche Liyan viene uccisa, è Hind, una bambina di cinque anni, a prenderne il posto al telefono, ferita alla schiena e alle gambe. Per le successive tre ore, gli operatori restano in contatto telefonico con lei, mentre un'ambulanza della Mezzaluna attraversa la zona assediata dall'esercito israeliano per soccorrerla, invano, perché la stessa ambulanza sarà crivellata di colpi.


Il film dura ‘solo’ 90 minuti, in lingua originale con sottotitoli in italiano, ma è l’ora e mezza più lunga di sempre: alla fine della proiezione in sala è tutto un singhiozzo, l’emozione è palpabile e ha inizio il dibattito. I primi interventi, dopo l’introduzione del prof. Roberto Gatti, sono stati di carattere tecnico, con apprezzamenti per la regia e le scelte narrative, ma a poco a poco, spronati dalle prof.sse Mariarosa Poggio e Maria Chiara Martinatto Maritano, gli studenti si sono aperti dichiarando la loro avversione alla guerra su ogni fronte e condannando ogni forma di violenza che venga da Israele o dai Palestinesi. 


Più timidi gli studenti delle classi prime che, alla domanda del prof. Carlo Bavastro se a loro fosse piaciuto il film appena proiettato, hanno inizialmente risposto di no, per poi motivare cosa del film non era piaciuto.


I bambini di Gaza racconta la storia di due ragazzini, uno palestinese e l'altro israeliano, che stringono un'improbabile amicizia a causa della loro comune passione per il surf durante la guerra nella Striscia di Gaza e la seconda intifada nel 2003. Una tematica di fraternità, un inno all’amicizia che qualcuno ha ritenuto poco credibile.

La sorpresa è sempre, anche nei ragazzi più piccoli, la volontà di esporsi, di dire la propria opinione senza schermi, anche se magari fuori dal coro: così sono nati i due dibattiti che hanno reso la giornata un momento di riflessione matura per studenti e docenti.



a cura della prof.ssa Cinzia Zenzon


giovedì 3 luglio 2025

Premiazione del concorso letterario 'Essere sé stessi': grandi risultati per il Liceo classico e il Liceo artistico

 Primo posto per una studentessa del Liceo Artistico e primo e terzo posto nella categoria Adulti per due ex allievi del Liceo Classico



Il 2 luglio 2025, nei locali del Teatro Alfieri di Asti, si è tenuta la premiazione del concorso letterario 'Essere sé stessi' che, bandito dal Comune di Asti e ormai giunto alla terza edizione, ha lo scopo di diffondere, attraverso l'arte della scrittura, una cultura sempre più inclusiva circa il tema dell'orientamento sessuale, dimostrando, anno dopo anno, dal contenuto dei racconti, come la percezione della società civile sia all'insegna del riconoscimento di un diritto lapalissianamente insindacabile: l'amore in ogni sua declinazione e manifestazione. Come ogni anno, i premi sono stati conferiti a due categorie, Young e Adulti, rispettivamente suddivisi in I, II e III qualificato. Chi scrive è, prima che membro della giuria (come gli altri sei giurati informato circa il nome degli autori solo al momento della premiazione), docente di lettere e referente per l'inclusione presso il Liceo Classico "V. Alfieri" di Asti, sezione dell'IIS 'Alfieri' diretto dalla dott.ssa Maria Stella Perrone, presente, peraltro, alla cerimonia della premiazione. 



Anche quest'anno con immenso piacere abbiamo appreso che ben tre dei sei racconti premiati sono stati il frutto della fantasia creativa e della sensibilità civica e inclusiva di altrettanti studenti ed ex studenti del nostro Istituto: nella categoria Young il I premio è stato assegnato al racconto 'Quello che resta' di Milagros Grosso (studentessa iscritta alla IF del Liceo Artistico durante l'anno scolastico appena concluso), mentre nella categoria Adulti rispettivamente il I e il III premio sono stati assegnati all'ex studente del Liceo Classico Michelangelo Genco ('Prima della luce') e all'ex studentessa del Liceo Classico Marta Brignolo ('L'identita' di Agata'). 



Scoprire, da docente, che il proprio Istituto, anche grazie alle scelte della DS, non solo dia voce ai diritti in sede didattica, ma riesca a formare delle coscienze inclusive in persone destinate a fare parte della società civile penso non abbia pari quanto a ricompensa per l'attenzione quotidianamente spesa per il benessere dei nostri allievi e delle nostre allieve. 

Mi si permetta, però, un pensiero del tutto personale: rallegrarsi per quanto appena descritto è percezione realistica dei fatti, mentre il ritenere che ciò sia estendibile a tutta la società sarebbe ingenuo. È per questo che la lotta per i diritti non può, e non deve mai, dirsi conclusa e ognuno di noi ha l'obbligo morale di fare la propria parte. E la Scuola, in questo, ha un ruolo fondamentale.

a cura del prof. Carlo Bavastro

 








giovedì 9 gennaio 2025

Il ragazzo dai pantaloni rosa “incontra” il Liceo classico “V. Alfieri” di Asti

 

Al Cinema Lumière la proiezione del film anima il dialogo tra docenti e studenti


Per il Liceo Classico “V. Alfieri” di Asti la ripresa delle lezioni dopo le vacanze natalizie, come nel 2024, è stata all’insegna del cinema e dell’inclusione: allora fu scelto Io capitano (Italia, 2023), sulle drammatiche condizioni dei migranti dall’Africa, mentre l’8 gennaio scorso, presso il Cinema Lumière, è stato proiettato Il ragazzo dai pantaloni rosa (Italia, 2024), ispirato alla vicenda del quindicenne Andrea Spezzacatena, che nel 2012 si tolse  la vita per gli insostenibili atti di bullismo e cyberbullismo omofobo cui fu sottoposto, a scuola, da parte di alcuni suoi compagni. Ad assistere alla proiezione docenti, allievi e allieve di tutte le classi del Liceo.

A un’ora e cinquanta minuti di fotogrammi struggenti, in cui la voce fuoricampo del protagonista, post mortem, racconta la propria tragica esperienza di fragile adolescente bullizzato, sì anche fisicamente, ma soprattutto psicologicamente, a causa degli hate speech postati da codardi e crudeli “leoni da tastiera” sul suo profilo Facebook, è seguito un dibattito di quasi due ore, nel corso del quale studenti e studentesse si sono confrontati sulle più importanti tematiche che il film solleva: bullismo, cyberbullismo, le criticità dell’adolescenza, il rapporto con la famiglia, i coetanei, la scuola e la società in genere.



Nelle loro riflessioni, spesso vere e proprie confessioni di esperienze personali, il monito perché la scuola, come istituzione, non sia semplicemente un luogo, pur legittimo, di sapere, ma diventi anche uno spazio di crescita, individuale e collettiva, in cui il rispetto, il dialogo, il confronto e l’empatia siano gli ingredienti con cui contribuire al benessere e alla costruzione di una società più inclusiva e meno indifferente.

In particolare, tra tanti, due sono stati gli inviti più insistenti. Il primo è che la scuola formi all’esame di coscienza individuale, in modo da evitare che l’etichetta di bullo sia sempre applicata agli altri, quando invece ognuno di noi, anche involontariamente, con una semplice parola può aprire ferite insanabili nell’altro. Il secondo che chi è vittima di bullismo non si chiuda in se stesso o in se stessa, ma trovi la forza per rompere la barriera del silenzio, aprendosi ai compagni e alle compagne di classe, al corpo docente, ad amici e amiche e alla famiglia, nella consapevolezza che sia sempre indispensabile un sostegno da parte degli altri, anche di tipo psicologico, che è doveroso, per le istituzioni scolastiche, garantire.



In una sala cinematografica trasformata in una sorta di circle time anche i docenti e le docenti hanno preso la parola, in particolare sottolineando il compito formativo che la scuola deve avere e invitando studenti e studentesse a non cadere nel tranello, tipicamente adolescenziale, di vedere nelle famiglie il “nemico”: non c’è difficoltà, neppure la più insormontabile, che non possa essere condivisa in modo da non finire in una spirale di solitudine che spesso può portare anche a gesti estremi.

Se manzonianamente si volesse trarre il “sugo della storia” da questa iniziativa, la scuola, da un lato, in collaborazione con le famiglie e le altre istituzioni, non può esimersi dalla propria responsabilità formativa, unico strumento per una vera rivoluzione copernicana nella lotta al bullismo e al cyberbullismo, e le nuove generazioni, dall’altro, devono essere ascoltate e coinvolte nei processi formativi per un’educazione realmente integrale.

Un grazie, quindi, ai nostri studenti e alle nostre studentesse per la lezione che con le loro testimonianze ci hanno impartito, proprio come Teresa Manes, la mamma di Andrea, che dal 2012 si è data la missione di trasformare la sua tragedia in tanti semi di speranza per gli adolescenti.

a cura del prof. Carlo Bavastro

 

 

mercoledì 24 gennaio 2024

Proiezione del film "Io capitano"

 

PARTECIPAZIONE DEL LICEO CLASSICO ALLA PROIEZIONE DEL FILM IO CAPITANO



Lunedì 15 Gennaio 2024 tutte le classi del Liceo Classico hanno partecipato, presso la sala cinematografica Lumière, alla proiezione del film del regista Matteo Garrone Io capitano.

L’iniziativa, organizzata dal prof. Carlo Bavastro e accolta con entusiasmo da tutti i docenti del Liceo Classico, ha avuto lo scopo, da un lato, di avvicinare i nostri studenti al cinema d’autore, dall’altro di spronarli ad una riflessione su tematiche di attualità. Il film, uscito nel 2023, racconta infatti la storia di Seydou e Moussa, due cugini sedicenni senegalesi che vogliono andarsene dal loro Paese per diventare delle star della musica in Europa. Nonostante la netta opposizione della madre di Seydou che lo mette in guardia dalle difficoltà del viaggio, i due cugini lavorano di nascosto dalle famiglie per accumulare la cifra necessaria per pagarsi il lungo viaggio prima attraverso il deserto e poi via mare. Poco alla volta, però, il viaggio si rivelerà loro per quello che è: un’odissea tra i cadaveri di coloro che non ce l’hanno fatta, le angherie degli scafisti, la prigionia e i furti. Seydou, in particolare, si troverà suo malgrado a diventare ‘capitano’ del barcone che porterà in Italia centinaia di clandestini e avrà cura con tutte le forze che nessuno muoia perché sono sotto la sua responsabilità ed egli aborre la sofferenza.



Il film, della durata di 121 minuti, ha tenuto studenti e docenti inchiodati alle poltrone per la crudezza della fotografia, il realismo delle scene e anche per la scelta del regista di non doppiare gli attori ma di ricorrere ai sottotitoli facendoli parlare in uolof e poi in francese, una volta che i protagonisti giungono in Libia. La proiezione del film è stata preceduta da un breve video realizzato da Matteo Garrone insieme ai due giovani attori protagonisti e a Mamadou Kovassi, un giovane migrante che ha ispirato il regista con la storia del suo viaggio verso l’Italia.

Di ritorno a scuola i ragazzi hanno riflettuto sul tema trattato nel film rendendosi conto di quello che sta dietro gli sbarchi sulle coste della Sicilia: dietro ogni migrante è celata la storia di un essere umano che soffre senza sapere che, intraprendendo il viaggio, andrà incontro ad una sofferenza, se possibile, ancora peggiore.

a cura della prof.ssa Cinzia Zenzon

 

venerdì 7 luglio 2023

Gli studenti dell'Istituto V. Alfieri impegnati in una formazione con UNIUPO

 

I. I. S. “V. ALFIERI” E UNIVERSITÀ DEL PIEMONTE ORIENTALE

LA SCUOLA NON SI FERMA: UNA SINERGIA TRA ORIENTAMENTO E INCLUSIONE



Giorni di esami questi, ma all’I. I. S. “V. Alfieri” di Asti ad andare ancora a scuola non sono solo le studentesse e gli studenti maturandi.

Si è appena concluso, infatti, un corso di 12 ore in presenza e 3 di video lezione a distanza che ha visto coinvolto un gruppo di allieve e allievi volontari delle tre sezioni (classi III e IV del Liceo Artistico, Classico e dell’Istituto Professionale). Quale l’obiettivo? Un progetto estivo nell'ambito del P. N. R. R., rivolto alle scuole superiori, per favorire il passaggio dalla scuola all’Università e contrastare l’abbandono e la dispersione.


A tenere il corso, fortemente voluto dalla D. S. Maria Stella Perrone, grazie al supporto del prof. Andrea Bertelli (per l’area Orientamento e P. C. T. O.), coadiuvato dal prof. Carlo Bavastro (figura strumentale per l’inclusione), la dott.ssa Michela Gobbi, del Dipartimento di Scienze ed Innovazione Tecnologica (DISIT) dell’Università del Piemonte Orientale.

Nel corso delle lezioni, tenute in uno dei laboratori di informatica della scuola, sono stati illustrati gli strumenti e i servizi a disposizione degli studenti e delle studentesse per l’apprendimento, l’acquisizione di un metodo e l’organizzazione dello studio, a partire da libri digitali, attraverso la costruzione di schemi e mappe. I software presentati sono stati, in particolare, leggixme, mind maple e cmap, alla cui illustrazione teorica sono seguite esercitazioni di gruppo.

L’approccio della relatrice, competente, appassionata e consapevole dei punti di forza e di debolezza degli studenti che si affacciano al mondo dell’Università, è stato induttivo e fondato sul brainstorming, per stimolare negli studenti e nelle studentesse una partecipazione attiva.

In particolare, dalla somministrazione di un questionario individuale iniziale, è emersa la necessità che nell’insegnamento/apprendimento si tenga conto degli stili cognitivi (verbale, visivo, uditivo e cinestetico) e che la valutazione, specie in itinere, sia formativa, ovvero tempestiva, esplicita e volta al miglioramento delle prestazioni future, evitando di ridursi alla mera attribuzione di un voto/giudizio sintetico, spesso demotivante, perché nella prospettiva della sola “verifica del passato”.

Per quanto concerne, invece, l’orientamento, la dott.ssa Gobbi, oltre ad aver illustrato il sito ufficiale dell’U. N. I. U. P. O., dall’home page ai singoli dipartimenti/ corsi/ sbocchi lavorativi, ha anche chiarito la funzione dei T. O. L. C. (i test di ammissione), la distinzione tra i corsi di studio ad accesso libero e programmato e il ruolo dei C. F. U. (crediti formativi universitari) necessari al conseguimento della laurea sia triennale sia magistrale.

Inoltre, è stato dato particolare rilievo al differente rapporto che, rispetto alla scuola, si instaura all’Università tra matricole/studenti e docenti/Segreteria, a sottolineare l’importanza fondamentale che hanno la capacità di organizzarsi, la pianificazione dello studio e l’utilizzo corretto e costante dei canali ufficiali di comunicazione (email, bacheche on line etc.).

Per chi scrive, referente per l’inclusione del Liceo Classico e presente alle lezioni come uditore, l’importanza del corso è consistita anche nell’aver dimostrato come le istituzioni deputate alla formazione dovrebbero operare sempre in sinergia, come attesta, del resto, il corso on line per docenti tutor/orientatori per l’a.s. 2023/2024, messo a disposizione sulla piattaforma INIDIRE proprio nei medesimi giorni della formazione per studenti presso il nostro Istituto. Due prospettive diverse della medesima urgenza: la didattica orientativa per formare cittadini consapevoli e competenti.

a cura del prof. Carlo Bavastro

giovedì 8 giugno 2023

Progetto Peer education

 

INCLUSIONE E PEER EDUCATION ALL’I.I.S. “V. ALFIERI”



Prosegue all’ I.I.S. “V. Alfieri” il coinvolgimento diretto degli allievi nelle pratiche inclusive, anche grazie all’attenzione che al tema presta, da sempre, la Dirigente scolastica Maria Stella Perrone. Dopo la formazione sull’identità di genere svoltasi a febbraio, per tutti i rappresentanti di classe, che a loro volta hanno formato i propri compagni “tra pari”, si parla di nuovo di peer education per costituire un team di studenti delle classi seconde, terze e quarte che dal prossimo anno si occupi di inclusione a trecentosessanta gradi: accoglienza dei nuovi iscritti, sostegno motivazionale, emotivo e psico - relazionale, metodo di studio, per diffondere vero benessere a scuola in sinergia con i singoli docenti, i consigli di classe e la scuola nel suo complesso, sotto la guida dei referenti per l’inclusione, dello sportello di ascolto e per la lotta al bullismo e cyberbullismo.

Il 7 giugno 2023, nell’Aula Magna dell’Istituto, si è tenuto il primo incontro informativo/formativo: un nutrito gruppo di studenti volontari, rappresentanti delle tre sezioni (Liceo artistico, classico e Istituto professionale), ha incontrato i proff. Carlo Bavastro, Paola Bombaci ed Emanuela Carelli (responsabile dello sportello di ascolto e referente per la lotta al bullismo e cyberbullismo, nonché ideatrice del progetto) che, oltre a presentare l’importante iniziativa (lo ha fatto, in particolare, la prof.ssa Carelli), hanno declinato gli ambiti in cui dovrà operare il costituendo team (di cui farà parte anche la prof.ssa Fedra Turello).

In pratica, saranno coinvolti tutti i bisogni educativi speciali, da quelli temporanei a quelli permanenti, dalla momentanea difficoltà di relazione con i compagni a situazioni psicologiche più complesse (disturbi alimentari, disforia di genere, per fare solo alcuni esempi), ai disturbi di apprendimento (trattati dal prof. Bavastro) e alla disabilità.

Interessante, in un’ottica sempre più inclusiva, l’intervento della prof.ssa Bombaci sulla necessità di passare dal concetto di dis – abilità (come negazione indifferenziata, e stigmatizzante, di qualunque abilità) a quello, positivo e costruttivo, di neuro – diversità, in cui tutti rientriamo, ognuno con le proprie differenti potenzialità e risorse, fisiche e cognitive.

L’aspetto più significativo dell’incontro è il modo in cui è stato vissuto dagli studenti presenti: partecipazione e interesse grandissimi e tanta voglia di fare squadra e collaborare, tra loro e con i docenti, per rendere la Scuola migliore attraverso la valorizzazione della diversità.

a cura del prof. Carlo Bavastro

 

                                                                                                              

 

giovedì 23 marzo 2023

L'IIS V. Alfieri ha un regolamento per la carriera alias

 

LA PRIMA CARRIERA ALIAS AD ASTI: ALL’I.I.S. “V. ALFIERI” UN PASSO AVANTI SULLA STRADA DEI DIRITTI ANCHE LGBTQ+ A SCUOLA

 


Il 20 marzo scorso l'I.I.S 'V. Alfieri' di Asti, con l’approvazione della carriera alias, ha compiuto un ulteriore passo avanti sulla strada del riconoscimento, della tutela e della garanzia dei diritti, in particolare della comunità LGBTQ+, nell’ambito della più ampia missione di contrasto di qualunque forma di disagio e discriminazione per cui l’Istituto si distingue da sempre.

Rilevante è che sia la prima fra le scuole astigiane ad aver fatto questa scelta in linea con quanto già avviene, stando ai dati forniti dall’Agedo (Associazione Genitori di Omosessuali) e riportati da “La Repubblica” in data 23 marzo, in circa 200 istituti italiani e in molti Atenei.

Di cosa si tratta? Del riconoscimento del diritto di adolescenti minorenni, previo consenso dei genitori, e maggiorenni che abbiano intrapreso, o che stiano per intraprendere, un percorso di transizione (transgender) di vedersi assegnato a scuola un nome scelto da loro stessi/e (alias, appunto) in linea con l’effettiva percezione del proprio genere, come primo passo verso il riequilibrio tra il sesso biologico e l’identità sessuale e frutto della presa di coscienza di una condizione “di fatto” che non può essere più soffocata e nascosta in una scuola realmente inclusiva.

Tutto questo a neppure un mese dalla formazione sul linguaggio di genere e sulla diversità tenuta, sempre nel medesimo Istituto, da parte del prof. Dario Accolla, il cui messaggio più importante, per gli alunni, le loro famiglie e i docenti, era stato il monito a evitare qualunque semplificazione riduttiva in tema di identità sessuale, specie tra i banchi.

Ecco che allora un team di docenti impegnati nell’inclusione e nello sportello di ascolto, il prof. Carlo Bavastro, la prof.ssa Emanuela Carelli e la prof.ssa Fedra Turello, partendo dall’analisi dei bisogni effettivi della propria realtà scolastica e accogliendo i preziosi suggerimenti dell’Agedo di Asti e dell’Associazione Asti Pride, ha lavorato per realizzare questo importante documento che, come un qualunque altro progetto inclusivo, si pone come obiettivo il benessere degli studenti.

Queste alcune delle conseguenze concrete della carriera alias: all’interno dell’Istituto gli studenti transgender avranno il diritto di essere chiamati con il nome che avranno scelto, in linea con la loro vera identità sessuale, diverso da quello anagrafico; li chiameranno così i compagni, i docenti e il loro alias figurerà su tutti i documenti emessi all’interno della scuola, sul registro elettronico, sul badge, non, invece, sui documenti destinati all’esterno, perché vincolati al nome anagrafico sino a quando la transizione non sarà completata.

Effetti pratici, come si può capire, che celano una verità più profonda: serenità, possibilità di essere sé stessi e, caratteristica dei diritti, il fatto che ogni nuovo riconoscimento si riverberi positivamente su tutti gli altri.

 

A cura del prof. Carlo Bavastro

 

domenica 26 febbraio 2023

Formazione docenti, studenti e genitori sul linguaggio di genere

 

A SCUOLA DI LINGUAGGIO DI GENERE E DIVERSITA’ A SCUOLA

All’istituto “V. Alfieri” di Asti Dario Accolla forma studenti/ studentesse, docenti e genitori



 

“Chiamami col mio nome” – Linguaggio di genere e diversità a scuola. È questo il titolo del corso di formazione per docenti, studenti e genitori organizzato dall’I. I. S. “V. Alfieri” di Asti nell’ambito di un più ampio progetto contro il bullismo e il cyberbullismo di cui l’Istituto è capofila, in rete con molte altre scuole astigiane.

Nelle giornate del 23 e 24 febbraio, con appuntamenti in orario curricolare per gli allievi, pomeridiano e serale per docenti e genitori, nell’Aula Magna dell’Istituto si sono così avvicendati non meno di 200 uditori guidati nel percorso di formazione dal prof. Dario Accolla, docente di lettere, specializzato in dialettologia e sociolinguistica, blogger, attivista LGBTQIA+ e autore di testi divulgativi su linguaggio, comunicazione, diversità e parità di genere.



Il corso, organizzato dalla prof.ssa Emanuela Carelli, docente dell’ “Alfieri”, responsabile interna dello sportello di ascolto, nonché referente per la lotta al bullismo e cyberbullismo, con la collaborazione del prof. Carlo Bavastro e della prof.ssa Fedra Turello, anch’essi docenti del medesimo istituto, è stato da subito sostenuto e supportato dalla DS prof.ssa Maria Stella Perrone, grazie alla cui attenzione per gli studenti il binomio inclusione e benessere non è solo uno slogan, ma una pratica quotidiana.

Ed è proprio nell’analisi della realtà quotidiana che risiede la ragione più profonda del corso: la constatazione di un bisogno sempre crescente tra i giovani che la famiglia, la scuola e la società tutta siano davvero luoghi in cui le diverse identità personali non solo non siano discriminate, ma, superato il concetto di tolleranza, siano riconosciute e garantite. Bisogni reali, quindi, e non ideologici, di adolescenti altrettanto reali, in attesa di risposte concrete e non procrastinabili, perché collegate a diritti che non possono restare princìpi fondamentali della nostra Costituzione non attuati.

Ma per fare ciò servono conoscenza e formazione sia degli studenti, i diretti interessati, sia delle loro famiglie e dei docenti, perché solo attraverso questa sinergia è possibile un vero cambiamento di prospettiva per una vera parità di genere.

Nella molteplicità degli spunti di riflessione, critici e scientifici, mai propagandistici, che il prof. Accolla ha fornito, alcuni passaggi meritano di essere evidenziati.

Innanzi tutto, la coesistenza in ognuno di noi di identità molteplici che convivono e che, oltre a “individuarci”, ci pongono in relazione con l’Altro (identità individuale, di gruppo, religiosa, nazionale, sessuale etc.). Primo problema, le identità “imposte” dall’esterno, ovvero derivanti da stereotipi o pregiudizi, che sono in conflitto sia con noi stessi sia con la nostra “autopercezione”. L’identità è quindi complessa, ha ribadito il prof. Accolla, e mai riducibile a generalizzazioni semplicistiche, che non fanno altro che nuocere sia al “me” (come gli altri ci vedono) sia all’“io” (come noi ci vediamo), che diventa così instabile.



Se riferito agli adolescenti, ciò genera sofferenza, abbandono scolastico, sino ad arrivare a gesti estremi troppo frequenti tra gli studenti perché si possa rimanere inerti.

La medesima complessità, per venire al tema della formazione, riguarda l’identità sessuale, che è la risultante di più fattori, scientificamente accertati: il sesso assegnato alla nascita (binarismo M/F, ma esistono persone intersessuali), l’identità di genere (percezione di identificazione, o meno, col proprio sesso, per cui si parla di cisgender o transgender), l’orientamento sessuale (le preferenze sessuali e sentimentali eterosessuali, omosessuali, bisessuali etc.), il ruolo di genere (come l’identità di genere si manifesta socialmente in termini sia diacronici sia sincronici) e molte altre prospettive.

A tal proposito il prof. Accolla ha sgombrato subito il campo da un diffuso ed esiziale pregiudizio: “fluidità” come sinonimo di caos e scelta estemporanea (“oggi scelgo di essere X, domani sceglierò Y o Z”), quindi come “una moda della generazione Z” per di più materia di insegnamento a scuola. Falso! Il termine indica che l’identità sessuale è la risultante di più fattori variamente combinati, che il soggetto non sceglie, ma vive, senza accorgersene, come non ci accorgiamo di respirare (riusciremmo a non farlo…?).

Se a scuola, poi, se ne parla, e doverosamente, come si è fatto in questa sede, non è per insegnare a essere fluidi (ognuno di noi è una storia a sé), ma per informare che ogni identità sessuale è naturale, per formare al rispetto e per togliere dalla marginalità chi si diversifica rispetto alla maggioranza, sia ben chiaro, come ribadito da Accolla, altrettanto legittima (i diritti degli uni non sono a detrimento di quelli degli altri).

Risultato: non il plagio, ma la serenità e l’equilibrio delle identità degli adolescenti di oggi (adulti di domani), delle loro famiglie (cui si danno, e non si sottraggono, strumenti ulteriori per esercitare la libera scelta educativa dei figli) e della società.

Queste sono solo alcune delle importanti conclusioni cui Dario Accolla ha portato i partecipanti alla formazione, non solo con una precisa e puntuale disamina scientifica del tema, corredata da ampia bibliografia, ma anche con suggestive proposte laboratoriali che induttivamente hanno reso stereotipi e pregiudizi ancora più evidenti.

Qual è stato il giudizio degli allievi, dei docenti e dei genitori su questa formazione? Un unico aggettivo, “necessaria”, spesso pronunciato con la voce spezzata o gli occhi umidi, quando al dolore  della solitudine subentra la gioia dell’ascolto e della condivisione.

In chiusura, perché il titolo Chiamami col mio nome, che è un evidente richiamo al film di Guadagnino? Perché essere genitori e docenti oggi fa entrare in contatto con la realtà (si badi, sempre esistita, ma ai margini) anche di adolescenti transgender che vivono il dramma del disequilibrio tra il sesso attribuito alla nascita e la loro identità di genere con il coraggio, finalmente, di dichiararlo. Vogliamo ancora che la loro identità sessuale sia etichettata con un prefisso tragicamente spregiativo? Permettiamo loro, e a tutti gli altri adolescenti, di essere sé stessi/e e di essere chiamati/e con il nome che essi scelgono, dietro le cui sillabe si cela la profondità della loro vera essenza. Avremo persone più felici e la Scuola avrà centrato uno degli obiettivi più alti e importanti della sua missione.

 A cura del prof. Carlo Bavastro


giovedì 16 giugno 2022

La I A mette in scena gli "Uccelli" di Aristofane

 

La IA del Liceo classico trasforma Piazza della Cattedrale nel set degli Uccelli di Aristofane



 

IA del liceo classico - 3 giugno - ore 10.00: dopo venti minuti di lezione in aula (giusto il tempo per le domande di rito sui compiti delle vacanze), i miei studenti ed io scendiamo in Piazza della Cattedrale per le ultime due ore di lezione di latino e greco dell’anno (martedì e mercoledì i ragazzi saranno impegnati nella cogestione).

Come è ormai consuetudine da settembre, anche questo venerdì sarà dedicato, in parte, al laboratorio di teatro classico. Sino ad oggi lo si è svolto in classe, indossando le mascherine, ma comunque fuori dai banchi, chi in piedi chi seduto, chi sul posto chi in movimento, nel tentativo di riprodurre, pur nella pandemia e senza particolari velleità artistiche, alcune dinamiche teatrali: la gestualità del corpo, l’intonazione della voce, il gioco attore – coro.

Per mesi abbiamo letto passi, riadattati, dalle tragedie di Eschilo, Sofocle, Euripide e dalle commedie di Aristofane, ricercandone una connessione con l’attualità: le Supplici di Eschilo e l’accoglienza dei migranti; le Troiane di Euripide, la Lisistrata di Aristofane e il dramma della guerra, specialmente per le donne; la Medea di Euripide (cui è seguita la visione della celeberrima versione cinematografica di Pasolini) e il rapporto con l’Altro.

Ultima, proprio venerdì scorso, la lettura di scene dagli Uccelli di Aristofane, l’utopia politico – sociale di una città sospesa tra il mondo degli uomini e quello degli dèi: la città degli uccelli, appunto.

E proprio allora, quasi per gioco, avevo lanciato un’idea: perché venerdì prossimo (il 3, appunto) non provare a realizzare un corto su questa commedia? Nessuna pretesa di perfezione filologica o drammaturgica, ma semplicemente una risposta pratica a una necessità sempre più impellente per i nostri studenti: dopo mesi di chiusure e costrizioni qualche “ora d’aria”, complici il caldo e il sole.

Pur non avendo dato ai ragazzi alcuna indicazione di regia, se non alcuni gruppi di battute, mi ritrovo, da spettatore, sul set di un film, dove ognuno ha un suo ruolo (di attore/attrice, voce fuori campo, coro, regista, addetto/a alla sartoria etc.), compreso un albero di fico, che i ragazzi decidono di utilizzare per la scena del sicofante (delatore), che letteralmente “denuncia il furto di fichi sacri”. Non mancano neppure loro, gli uccelli, che si rincorrono, a stormi, sul tetto della cattedrale.

Ebbene, grazie alle indicazioni di Lorenzo Morosino (che non posso non citare per le sue indubbie doti di giovanissimo regista), in due ore si provano e si girano le scene, mentre gruppi di turisti, incuriositi, si fermano, scattano qualche foto e vanno oltre.

Sono le 12.00 e si riprende l’ultima scena: le nozze di Pistetero, ateniese riconosciuto re della città degli uccelli, e Regina. La τύχη (sorte) ci assiste e come ogni giorno dal campanile della cattedrale ecco il diffondersi dei rintocchi delle campane che sembrano benedire le nozze profane con cui si chiude la commedia di Aristofane e con essa, in pratica, l’anno scolastico.

Perché questo resoconto? Per ringraziare i miei studenti della IA, che da qualche giorno mi hanno inviato il link del corto realizzato, anche in questo caso dopo un lavoro di montaggio in totale autonomia, con qualche imperfezione, certo, come imperfetta, e per questo unica e straordinaria, è la loro età.

Grazie, ragazzi!

 

                                                                                                         A cura di Carlo Bavastro

mercoledì 19 gennaio 2022

Ciclo di film dedicato ai diritti degli LGBTQUIA+

 

I diritti LGBTQIA+ in scena all’Asti Film Festival: il liceo classico in prima fila



Mi piace iniziare questo breve intervento citando alcune righe dalla prefazione di David Sassoli, ex Presidente del Parlamento Europeo prematuramente scomparso pochi giorni fa, al libro Verso casa. Il lungo viaggio dell’Europa per ritrovare sé stessa, di Donato Benedicenti, in uscita il prossimo 10 febbraio: servono grandi riforme ma, prima ancora, serve rilanciare la centralità della politica intesa come capacità di disegnare il mondo che vogliamo e come dimensione essenziale della convivenza civile (da “La Repubblica” del 13 gennaio 2022).

Disegnare il mondo che vogliamo e come dimensione essenziale della convivenza civile: ecco cosa mi ha colpito di più e che ben si adatta all’occasione di cui voglio qui dare conto.

Lo scorso 14 dicembre, in occasione dell’Asti Film Festival, l’associazione Asti Pride ha organizzato la proiezione di tre cortometraggi nella sezione dedicata ai temi LGBTQIA+: Corpi liberi, Nail Polish e Good times for a change.

Su invito di una delle organizzatrici, Vittoria Briccarello, nostra ex allieva, ha assistito all’evento anche un gruppo di studenti del liceo classico, che, come l’intero Istituto “V. Alfieri”, anche grazie all’attenzione prestata all’inclusione dalla DS Maria Stella Perrone, ha tra gli obiettivi formativi che gli allievi vivano la scuola come luogo di benessere, in cui veder valorizzate le caratteristiche individuali, nella convinzione che la vera uguaglianza risieda nelle pari opportunità riconosciute alla diversità presente in ognuno di noi.

Il primo dei tre cortometraggi, Corpi liberi, di Fabiomassimo Lozzi, tratta dell’organizzazione da parte di PRISMA, collettivo studentesco LGBTQIA+ interno alla Sapienza di Roma, del primo Pride universitario, nel 2018, a cinquant'anni dal ‘68. Alla base, ora come allora, una critica sia della società in generale, dominata ancora da tabù, specie sessuali, sia dell’università stessa (emblematiche le accuse mosse alla Facoltà di medicina per i pregiudizi che ancora vengono associati all’HIV). Notevoli la passione politica e lo spirito “rivoluzionario” dei giovani protagonisti.

Gli altri due film sono qui presentati attraverso le parole di Carlotta Toniolo, studentessa del liceo classico (IVA), che ha assistito alle proiezioni con grande entusiasmo.

Nail polish, di Giacomo Tazzini, racconta la difficoltà di un ragazzo a dichiarare la propria omosessualità al fratello, unico famigliare che gli è rimasto. Il particolare dello smalto sulle unghie innesca un interrogatorio insistente che porta al coming out del protagonista. La reazione del fratello è tragica e violenta. La musica è protagonista e crea una forte tensione che aumenta con il susseguirsi incalzante delle battute tra i due. La scelta di mantenere la lingua originale, il polacco, sottotitolato, acuisce il disagio dello spettatore, che si fa così protagonista, e le immagini di alcuni particolari a colori contrastano, simbolicamente, con le scene interamente in bianco e nero. La domanda ricorrente “Ti piace quello che vedi?” sembra essere rivolta alle coscienze di tutti noi.

Nel documentario Good Times for a change, realizzato da Elena Comoglio e Mick De Paola, vengono seguite le tappe dell’elezione del primo sindaco transgender d’Italia, Gianmarco Negri. Un documentario onesto e trasparente che attraverso le parole di amici e familiari fa emergere la semplicità e la naturalezza di un uomo determinato e coraggioso. Al centro l’organizzazione della campagna elettorale, le difficoltà e i pregiudizi affrontati con l’aiuto dei sostenitori: alla fine, la stima e la fiducia dei concittadini nelle sue capacità gli hanno permesso di vincere le elezioni e di introdurre importanti cambiamenti nel comune di Tromello (PV). Dopo la proiezione è stato molto significativo incontrarlo personalmente e confrontarsi con lui sui giovani, la politica e la situazione della comunità LGBTQ+ in Italia. Ho trovato l’esperienza molto costruttiva, perché, nonostante la sua storia personale dolorosa e complessa, Gianmarco Negri ha saputo comunicare ottimismo e speranza in un futuro più inclusivo”.

Ringraziando Carlotta per il prezioso contributo, concludo parafrasando di nuovo le parole di David Sassoli: “disegnare” il mondo che tutti vogliamo è possibile, basta volerlo, e la scuola, in questo, deve essere sempre in prima linea.

 

A cura del prof. Carlo Bavastro e di Carlotta Toniolo (studentessa della classe IVA del liceo classico)

 

giovedì 10 dicembre 2020

L'Istituto "V. Alfieri" paladino dell'inclusione

I. I. S. “V. Alfieri”: inclusione e innovazione per una scelta di qualità e benessere 


Senza dubbio, più di ogni altra scelta, quella della scuola superiore si fonda sul tipo di indirizzo che risponda alle proprie passioni, inclinazioni e aspettative per il futuro. 

Foto di Gerd Altmann da Pixabay 

Le domande che, tuttavia, i giovani allievi delle medie si pongono, o vengono poste loro dai docenti o dalle famiglie, riguardano di solito l’essere o meno all’altezza delle “pretese” dell’istituto che sceglieranno: “Ti piace davvero la matematica? Riuscirò nelle lingue straniere? Non sarà troppo difficile il greco? Ma credi basti disegnare bene? Avrò la costanza di studiare tanto? Ti vedi realmente a frequentare ragioneria? La filosofia non sarà troppo complessa?”. E, come queste, tante altre. Non ultime, quelle sulla possibilità di conciliare lo studio con i propri hobby, con l’ansia che la rinuncia sia inevitabile (“Dovrò smettere di...”). 

Interrogativi certo legittimi, ma alla cui base c’è però un errore di fondo: chiedersi soltanto se si sia preparati o portati per un certo percorso scolastico senza domandarsi se la scuola superiore cui si ha in mente di iscriversi sappia metterci nelle condizioni di realizzarci non solo come studenti, ma anche come persone, senza pregiudizi, nel rispetto delle nostre caratteristiche individuali. 

Cosa significa questo? Abbassare il tiro per agevolare tutti? “Allestire vetrine accattivanti” in modo da conquistare anche gli studenti meno convinti? No di certo. 
Foto di Pete Linforth da Pixabay 


Per capire cosa si intende basti una metafora: un castello arroccato su una rupe scoscesa e impraticabile è certo una meta ambita da molti, ma l’assenza di una strada che vi conduca dimezzerà il numero di chi potrà raggiungerlo. Se poi il pendio che porta al suo ingresso è una parete strapiombante, escluso qualche alpinista, nessuno potrà mai goderne le bellezze. 

Ciò che è raro, prezioso e difficile da raggiungere, penserà qualcuno, vale di più di quanto è alla portata di tutti. 

Se questo, certo, può valere per una cima dolomitica, non vale per l’istruzione e la formazione, specie degli adolescenti, su cui poggia il futuro di un Paese cui davvero stia a cuore l’educazione: “tirar fuori” il meglio da ogni studente, certo senza escluderne l’impegno, che dovrà essere consapevole. 

Una scuola al passo coi tempi dovrà, quindi, ragionare su come condurre all’obiettivo finale i propri giovani, cucendo su ognuno di loro percorsi scolastici che tengano realmente conto delle peculiarità che li caratterizzano e valorizzando la diversità: solo in questo modo, per tornare alla metafora di prima, raggiungeranno il castello non solo gli alpinisti, ma anche gli escursionisti esperti, gli appassionati di montagna e chi, pur digiuno di trekking, si sforzerà comunque di conquistare la meta. Il “castello”, diversificando gli accessi, sarà così a disposizione di tutti quanti, con forza di volontà, si badi bene, vorranno guadagnarselo: ecco lo spirito inclusivo. 

Ebbene, della messa in atto di strategie simili l’ I. I. S. “V. Alfieri”, nelle sue tre sezioni di Istituto Professionale, Liceo Artistico e Liceo Classico, fa con orgoglio una questione di principio. 

Intanto, partendo dal presupposto che la crescita degli allievi passi anche attraverso l’opportunità di trovare risposte agli interrogativi più pressanti che l’adolescenza pone (la scoperta di sé, degli altri, delle proprie emozioni etc.), l’Istituto mette a disposizione un supporto psicologico interno alla scuola, nella prospettiva di un prossimo progetto volto ad assistere non solo gli studenti, ma anche i docenti e le famiglie, nella consapevolezza del ruolo delicato che spetta sia ai primi sia alle seconde. 

Rientrano in questi interventi inclusivi anche percorsi legati all’educazione alla salute, all’affettività, alla lotta contro il bullismo e il cyberbullismo, all’uso consapevole della Rete, alla realtà del mondo L. G. B. T., e altri ancora, in sinergia con scuole, enti, associazioni e istituzioni provinciali, regionali e nazionali, anche sfruttando tutte le potenzialità di diffusione e condivisione di informazioni offerte dal web (blog, video conferenze etc.). 

Inoltre, in un ambito più marcatamente didattico, l’Istituto si prefigge una formazione continua non solo dei docenti, ma anche degli studenti e delle loro famiglie, per un uso sempre più consapevole delle tecnologie, in parallelo con la didattica in presenza, che resta il fulcro imprescindibile del processo educativo, ma che trova nel digitale un ausilio sempre più valido, oltre che necessario: a scuola, dunque, ma con la dotazione e formazione tecnologica opportuna. 

A questo si lega la particolare attenzione prestata anche alle nuove metodologie didattiche che supportino non solo gli studenti con D. S. A. (disturbi specifici di apprendimento), disabilità o altri B. E. S. (bisogni educativi speciali), ma in generale tutti gli allievi, in funzione dei diversi stili di apprendimento che li caratterizzano. 

In questo modo, accanto alla lezione frontale, si sperimentano, a seconda dei contesti, l’apprendimento cooperativo, la classe ribaltata, l’educazione tra pari e altri approcci innovativi alla didattica che servano per porre davvero al centro lo studente come parte attiva della propria crescita. 

Adattare, quindi, la didattica agli studenti, perché diano il meglio di sé: questa è la sfida. 

A distanza di secoli, la citazione terenziana homo sum, humani nihil a me alienum puto (“sono un uomo e non ritengo estraneo a me niente che sia umano”) rappresenta per l’I. I. S. “V. Alfieri” la scelta eticamente e pedagogicamente più valida perché si faccia vera scuola.

 A cura di Carlo Bavastro