mercoledì 15 luglio 2026
Premio letterario "Essere se stessi"
giovedì 8 gennaio 2026
L'eccidio di Gaza in due film proiettati per gli studenti del Liceo Classico
The voice of Hind Rajab vs I bambini di Gaza
Giovedì 8 gennaio 2025, al rientro dalla pausa natalizia, come di consueto ormai da tre anni, tutte le classi del Liceo classico hanno preso parte alla proiezione di due film: The voice of Hind Rajab presso la Sala Lumière per il triennio e le seconde, I bambini di Gaza presso l’Aula magna dell’Istituto Alfieri per le classi prime.
Il tema scelto quest’anno, vista la pressante attualità, è la disperata situazione in cui da sempre vivono i bambini di Gaza attraverso due film molto recenti, il primo di Kaouther Ben Hania del 2025 e il secondo di Loris Lai del 2024.
I due film hanno toccato molto i ragazzi: soprattutto le classi più grandi si sono commosse alla visione del film della regista tunisina Kaouther Ben Hania: il 29 gennaio 2024 gli operatori del centralino del braccio palestinese della Mezzaluna Rossa a Ramallah ricevono la telefonata di Liyan Hamada, una quindicenne di Gaza intrappolata in macchina assieme alla cuginetta Hind Rajab dopo che un carro armato israeliano ha sparato al veicolo, uccidendone i genitori e i tre fratelli. Quando anche Liyan viene uccisa, è Hind, una bambina di cinque anni, a prenderne il posto al telefono, ferita alla schiena e alle gambe. Per le successive tre ore, gli operatori restano in contatto telefonico con lei, mentre un'ambulanza della Mezzaluna attraversa la zona assediata dall'esercito israeliano per soccorrerla, invano, perché la stessa ambulanza sarà crivellata di colpi.
Il film dura ‘solo’ 90 minuti, in lingua originale con sottotitoli in italiano, ma è l’ora e mezza più lunga di sempre: alla fine della proiezione in sala è tutto un singhiozzo, l’emozione è palpabile e ha inizio il dibattito. I primi interventi, dopo l’introduzione del prof. Roberto Gatti, sono stati di carattere tecnico, con apprezzamenti per la regia e le scelte narrative, ma a poco a poco, spronati dalle prof.sse Mariarosa Poggio e Maria Chiara Martinatto Maritano, gli studenti si sono aperti dichiarando la loro avversione alla guerra su ogni fronte e condannando ogni forma di violenza che venga da Israele o dai Palestinesi.
Più timidi gli studenti delle classi prime che, alla domanda del prof. Carlo Bavastro se a loro fosse piaciuto il film appena proiettato, hanno inizialmente risposto di no, per poi motivare cosa del film non era piaciuto.
I bambini di Gaza racconta la storia di due ragazzini, uno palestinese e l'altro israeliano, che stringono un'improbabile amicizia a causa della loro comune passione per il surf durante la guerra nella Striscia di Gaza e la seconda intifada nel 2003. Una tematica di fraternità, un inno all’amicizia che qualcuno ha ritenuto poco credibile.
La sorpresa è sempre, anche nei ragazzi più piccoli, la volontà di esporsi, di dire la propria opinione senza schermi, anche se magari fuori dal coro: così sono nati i due dibattiti che hanno reso la giornata un momento di riflessione matura per studenti e docenti.
a cura della prof.ssa Cinzia Zenzon
giovedì 3 luglio 2025
Premiazione del concorso letterario 'Essere sé stessi': grandi risultati per il Liceo classico e il Liceo artistico
Primo posto per una studentessa del Liceo Artistico e primo e terzo posto nella categoria Adulti per due ex allievi del Liceo Classico
Il 2 luglio 2025, nei locali del Teatro Alfieri di Asti, si è tenuta la premiazione del concorso letterario 'Essere sé stessi' che, bandito dal Comune di Asti e ormai giunto alla terza edizione, ha lo scopo di diffondere, attraverso l'arte della scrittura, una cultura sempre più inclusiva circa il tema dell'orientamento sessuale, dimostrando, anno dopo anno, dal contenuto dei racconti, come la percezione della società civile sia all'insegna del riconoscimento di un diritto lapalissianamente insindacabile: l'amore in ogni sua declinazione e manifestazione. Come ogni anno, i premi sono stati conferiti a due categorie, Young e Adulti, rispettivamente suddivisi in I, II e III qualificato. Chi scrive è, prima che membro della giuria (come gli altri sei giurati informato circa il nome degli autori solo al momento della premiazione), docente di lettere e referente per l'inclusione presso il Liceo Classico "V. Alfieri" di Asti, sezione dell'IIS 'Alfieri' diretto dalla dott.ssa Maria Stella Perrone, presente, peraltro, alla cerimonia della premiazione.
Anche quest'anno con immenso piacere abbiamo appreso che ben tre
dei sei racconti premiati sono stati il frutto della fantasia creativa e della
sensibilità civica e inclusiva di altrettanti studenti ed ex studenti del
nostro Istituto: nella categoria Young il I premio è stato assegnato al
racconto 'Quello che resta' di Milagros Grosso (studentessa iscritta alla IF
del Liceo Artistico durante l'anno scolastico appena concluso), mentre nella
categoria Adulti rispettivamente il I e il III premio sono stati assegnati all'ex
studente del Liceo Classico Michelangelo Genco ('Prima della luce') e all'ex
studentessa del Liceo Classico Marta Brignolo ('L'identita' di Agata').
Scoprire, da docente, che
il proprio Istituto, anche grazie alle scelte della DS, non solo dia voce ai
diritti in sede didattica, ma riesca a formare delle coscienze inclusive in
persone destinate a fare parte della società civile penso non abbia pari quanto
a ricompensa per l'attenzione quotidianamente spesa per il benessere dei nostri
allievi e delle nostre allieve.
Mi si permetta, però, un
pensiero del tutto personale: rallegrarsi per quanto appena descritto è
percezione realistica dei fatti, mentre il ritenere che ciò sia estendibile a
tutta la società sarebbe ingenuo. È per questo che la lotta per i diritti non può,
e non deve mai, dirsi conclusa e ognuno di noi ha l'obbligo morale di fare la
propria parte. E la Scuola, in questo, ha un ruolo fondamentale.
a cura del prof.
Carlo Bavastro
giovedì 9 gennaio 2025
Il ragazzo dai pantaloni rosa “incontra” il Liceo classico “V. Alfieri” di Asti
Al Cinema Lumière la
proiezione del film anima il dialogo tra docenti e studenti
Per il Liceo Classico “V.
Alfieri” di Asti la ripresa delle lezioni dopo le vacanze natalizie, come nel
2024, è stata all’insegna del cinema e dell’inclusione: allora fu scelto Io
capitano (Italia, 2023), sulle drammatiche condizioni dei migranti
dall’Africa, mentre l’8 gennaio scorso, presso il Cinema Lumière, è stato
proiettato Il ragazzo dai pantaloni rosa (Italia, 2024), ispirato alla
vicenda del quindicenne Andrea Spezzacatena, che nel 2012 si tolse la vita per gli insostenibili atti di
bullismo e cyberbullismo omofobo cui fu sottoposto, a scuola, da parte di
alcuni suoi compagni. Ad assistere alla proiezione docenti, allievi e allieve
di tutte le classi del Liceo.
A un’ora e cinquanta minuti di
fotogrammi struggenti, in cui la voce fuoricampo del protagonista, post
mortem, racconta la propria tragica esperienza di fragile adolescente
bullizzato, sì anche fisicamente, ma soprattutto psicologicamente, a causa
degli hate speech postati da codardi e crudeli “leoni da tastiera” sul
suo profilo Facebook, è seguito un dibattito di quasi due ore, nel corso
del quale studenti e studentesse si sono confrontati sulle più importanti
tematiche che il film solleva: bullismo, cyberbullismo, le criticità
dell’adolescenza, il rapporto con la famiglia, i coetanei, la scuola e la
società in genere.
Nelle loro riflessioni, spesso
vere e proprie confessioni di esperienze personali, il monito perché la scuola,
come istituzione, non sia semplicemente un luogo, pur legittimo, di sapere, ma
diventi anche uno spazio di crescita, individuale e collettiva, in cui il
rispetto, il dialogo, il confronto e l’empatia siano gli ingredienti con cui
contribuire al benessere e alla costruzione di una società più inclusiva e meno
indifferente.
In particolare, tra tanti, due
sono stati gli inviti più insistenti. Il primo è che la scuola formi all’esame
di coscienza individuale, in modo da evitare che l’etichetta di bullo sia
sempre applicata agli altri, quando invece ognuno di noi, anche involontariamente,
con una semplice parola può aprire ferite insanabili nell’altro. Il secondo che
chi è vittima di bullismo non si chiuda in se stesso o in se stessa, ma trovi
la forza per rompere la barriera del silenzio, aprendosi ai compagni e alle
compagne di classe, al corpo docente, ad amici e amiche e alla famiglia, nella
consapevolezza che sia sempre indispensabile un sostegno da parte degli altri,
anche di tipo psicologico, che è doveroso, per le istituzioni scolastiche,
garantire.
In una sala cinematografica
trasformata in una sorta di circle time anche i docenti e le docenti
hanno preso la parola, in particolare sottolineando il compito formativo che la
scuola deve avere e invitando studenti e studentesse a non cadere nel tranello,
tipicamente adolescenziale, di vedere nelle famiglie il “nemico”: non c’è
difficoltà, neppure la più insormontabile, che non possa essere condivisa in
modo da non finire in una spirale di solitudine che spesso può portare anche a
gesti estremi.
Se manzonianamente si volesse
trarre il “sugo della storia” da questa iniziativa, la scuola, da un lato, in
collaborazione con le famiglie e le altre istituzioni, non può esimersi dalla
propria responsabilità formativa, unico strumento per una vera rivoluzione
copernicana nella lotta al bullismo e al cyberbullismo, e le nuove generazioni,
dall’altro, devono essere ascoltate e coinvolte nei processi formativi per
un’educazione realmente integrale.
Un grazie, quindi, ai nostri
studenti e alle nostre studentesse per la lezione che con le loro testimonianze
ci hanno impartito, proprio come Teresa Manes, la mamma di Andrea, che dal 2012
si è data la missione di trasformare la sua tragedia in tanti semi di speranza
per gli adolescenti.
a cura del prof. Carlo Bavastro
mercoledì 24 gennaio 2024
Proiezione del film "Io capitano"
PARTECIPAZIONE
DEL LICEO CLASSICO ALLA PROIEZIONE DEL FILM IO CAPITANO
Lunedì 15 Gennaio 2024
tutte le classi del Liceo Classico hanno partecipato, presso la sala
cinematografica Lumière, alla proiezione del film del regista Matteo Garrone Io
capitano.
L’iniziativa, organizzata
dal prof. Carlo Bavastro e accolta con entusiasmo da tutti i docenti del Liceo
Classico, ha avuto lo scopo, da un lato, di avvicinare i nostri studenti al
cinema d’autore, dall’altro di spronarli ad una riflessione su tematiche di
attualità. Il film, uscito nel 2023, racconta infatti la storia di Seydou e
Moussa, due cugini sedicenni senegalesi che vogliono andarsene dal loro Paese
per diventare delle star della musica in Europa. Nonostante la netta
opposizione della madre di Seydou che lo mette in guardia dalle difficoltà del
viaggio, i due cugini lavorano di nascosto dalle famiglie per accumulare la
cifra necessaria per pagarsi il lungo viaggio prima attraverso il deserto e poi
via mare. Poco alla volta, però, il viaggio si rivelerà loro per quello che è:
un’odissea tra i cadaveri di coloro che non ce l’hanno fatta, le angherie degli
scafisti, la prigionia e i furti. Seydou, in particolare, si troverà suo
malgrado a diventare ‘capitano’ del barcone che porterà in Italia centinaia di
clandestini e avrà cura con tutte le forze che nessuno muoia perché sono sotto
la sua responsabilità ed egli aborre la sofferenza.
Il film, della durata di
121 minuti, ha tenuto studenti e docenti inchiodati alle poltrone per la
crudezza della fotografia, il realismo delle scene e anche per la scelta del
regista di non doppiare gli attori ma di ricorrere ai sottotitoli facendoli
parlare in uolof e poi in francese, una volta che i protagonisti giungono in
Libia. La proiezione del film è stata preceduta da un breve video realizzato da
Matteo Garrone insieme ai due giovani attori protagonisti e a Mamadou Kovassi,
un giovane migrante che ha ispirato il regista con la storia del suo viaggio
verso l’Italia.
Di ritorno a scuola i
ragazzi hanno riflettuto sul tema trattato nel film rendendosi conto di quello
che sta dietro gli sbarchi sulle coste della Sicilia: dietro ogni migrante è
celata la storia di un essere umano che soffre senza sapere che, intraprendendo
il viaggio, andrà incontro ad una sofferenza, se possibile, ancora peggiore.
a cura della prof.ssa Cinzia Zenzon
venerdì 7 luglio 2023
Gli studenti dell'Istituto V. Alfieri impegnati in una formazione con UNIUPO
giovedì 8 giugno 2023
Progetto Peer education
INCLUSIONE E PEER EDUCATION ALL’I.I.S. “V.
ALFIERI”
Prosegue all’ I.I.S. “V. Alfieri” il coinvolgimento diretto degli allievi nelle pratiche inclusive, anche grazie all’attenzione che al tema presta, da sempre, la Dirigente scolastica Maria Stella Perrone. Dopo la formazione sull’identità di genere svoltasi a febbraio, per tutti i rappresentanti di classe, che a loro volta hanno formato i propri compagni “tra pari”, si parla di nuovo di peer education per costituire un team di studenti delle classi seconde, terze e quarte che dal prossimo anno si occupi di inclusione a trecentosessanta gradi: accoglienza dei nuovi iscritti, sostegno motivazionale, emotivo e psico - relazionale, metodo di studio, per diffondere vero benessere a scuola in sinergia con i singoli docenti, i consigli di classe e la scuola nel suo complesso, sotto la guida dei referenti per l’inclusione, dello sportello di ascolto e per la lotta al bullismo e cyberbullismo.
Il 7
giugno 2023, nell’Aula Magna dell’Istituto, si è tenuto il primo incontro
informativo/formativo: un nutrito gruppo di studenti volontari, rappresentanti
delle tre sezioni (Liceo artistico, classico e Istituto professionale), ha
incontrato i proff. Carlo Bavastro, Paola Bombaci ed Emanuela Carelli
(responsabile dello sportello di ascolto e referente per la lotta al bullismo e
cyberbullismo, nonché ideatrice del progetto) che, oltre a presentare
l’importante iniziativa (lo ha fatto, in particolare, la prof.ssa Carelli),
hanno declinato gli ambiti in cui dovrà operare il costituendo team (di
cui farà parte anche la prof.ssa Fedra Turello).
In
pratica, saranno coinvolti tutti i bisogni educativi speciali, da quelli
temporanei a quelli permanenti, dalla momentanea difficoltà di relazione con i
compagni a situazioni psicologiche più complesse (disturbi alimentari, disforia
di genere, per fare solo alcuni esempi), ai disturbi di apprendimento (trattati
dal prof. Bavastro) e alla disabilità.
Interessante,
in un’ottica sempre più inclusiva, l’intervento della prof.ssa Bombaci sulla
necessità di passare dal concetto di dis – abilità (come negazione
indifferenziata, e stigmatizzante, di qualunque abilità) a quello, positivo e
costruttivo, di neuro – diversità, in cui tutti rientriamo, ognuno con
le proprie differenti potenzialità e risorse, fisiche e cognitive.
L’aspetto
più significativo dell’incontro è il modo in cui è stato vissuto dagli studenti
presenti: partecipazione e interesse grandissimi e tanta voglia di fare squadra
e collaborare, tra loro e con i docenti, per rendere la Scuola migliore
attraverso la valorizzazione della diversità.
a cura del prof. Carlo Bavastro
giovedì 23 marzo 2023
L'IIS V. Alfieri ha un regolamento per la carriera alias
LA
PRIMA CARRIERA ALIAS AD ASTI: ALL’I.I.S. “V. ALFIERI” UN PASSO AVANTI
SULLA STRADA DEI DIRITTI ANCHE LGBTQ+ A SCUOLA
Il
20 marzo scorso l'I.I.S 'V. Alfieri' di Asti, con l’approvazione della
carriera alias, ha compiuto un ulteriore passo avanti sulla strada del
riconoscimento, della tutela e della garanzia dei diritti, in particolare della
comunità LGBTQ+, nell’ambito della più ampia missione di contrasto di qualunque
forma di disagio e discriminazione per cui l’Istituto si distingue da sempre.
Rilevante
è che sia la prima fra le scuole astigiane ad aver fatto questa scelta in linea
con quanto già avviene, stando ai dati forniti dall’Agedo (Associazione
Genitori di Omosessuali) e riportati da “La Repubblica” in data 23 marzo, in
circa 200 istituti italiani e in molti Atenei.
Di
cosa si tratta? Del riconoscimento del diritto di adolescenti minorenni, previo
consenso dei genitori, e maggiorenni che abbiano intrapreso, o che stiano per
intraprendere, un percorso di transizione (transgender) di vedersi assegnato
a scuola un nome scelto da loro stessi/e (alias, appunto) in linea con
l’effettiva percezione del proprio genere, come primo passo verso il
riequilibrio tra il sesso biologico e l’identità sessuale e frutto della presa
di coscienza di una condizione “di fatto” che non può essere più soffocata e
nascosta in una scuola realmente inclusiva.
Tutto
questo a neppure un mese dalla formazione sul linguaggio di genere e sulla
diversità tenuta, sempre nel medesimo Istituto, da parte del prof. Dario
Accolla, il cui messaggio più importante, per gli alunni, le loro famiglie e i
docenti, era stato il monito a evitare qualunque semplificazione riduttiva in
tema di identità sessuale, specie tra i banchi.
Ecco
che allora un team di docenti impegnati nell’inclusione e nello
sportello di ascolto, il prof. Carlo Bavastro, la prof.ssa Emanuela Carelli e
la prof.ssa Fedra Turello, partendo dall’analisi dei bisogni effettivi della
propria realtà scolastica e accogliendo i preziosi suggerimenti dell’Agedo
di Asti e dell’Associazione Asti Pride, ha lavorato per realizzare
questo importante documento che, come un qualunque altro progetto inclusivo, si
pone come obiettivo il benessere degli studenti.
Queste
alcune delle conseguenze concrete della carriera alias: all’interno
dell’Istituto gli studenti transgender avranno il diritto di essere
chiamati con il nome che avranno scelto, in linea con la loro vera identità
sessuale, diverso da quello anagrafico; li chiameranno così i compagni, i
docenti e il loro alias figurerà su tutti i documenti emessi all’interno
della scuola, sul registro elettronico, sul badge, non, invece, sui documenti
destinati all’esterno, perché vincolati al nome anagrafico sino a quando la
transizione non sarà completata.
Effetti
pratici, come si può capire, che celano una verità più profonda: serenità,
possibilità di essere sé stessi e, caratteristica dei diritti, il fatto che
ogni nuovo riconoscimento si riverberi positivamente su tutti gli altri.
A
cura del prof. Carlo Bavastro
domenica 26 febbraio 2023
Formazione docenti, studenti e genitori sul linguaggio di genere
A
SCUOLA DI LINGUAGGIO DI GENERE E
DIVERSITA’ A SCUOLA
All’istituto
“V. Alfieri” di Asti Dario Accolla forma studenti/ studentesse, docenti e
genitori
“Chiamami
col mio nome” – Linguaggio di genere e diversità a scuola. È questo il titolo del corso
di formazione per docenti, studenti e genitori organizzato dall’I. I. S. “V.
Alfieri” di Asti nell’ambito di un più ampio progetto contro il bullismo e il
cyberbullismo di cui l’Istituto è capofila, in rete con molte altre scuole
astigiane.
Nelle
giornate del 23 e 24 febbraio, con appuntamenti in orario curricolare per gli
allievi, pomeridiano e serale per docenti e genitori, nell’Aula Magna dell’Istituto
si sono così avvicendati non meno di 200 uditori guidati nel percorso di
formazione dal prof. Dario Accolla, docente di lettere, specializzato in
dialettologia e sociolinguistica, blogger, attivista LGBTQIA+ e autore di testi
divulgativi su linguaggio, comunicazione, diversità e parità di genere.
Il
corso, organizzato dalla prof.ssa Emanuela Carelli, docente dell’ “Alfieri”,
responsabile interna dello sportello di ascolto, nonché referente per la lotta
al bullismo e cyberbullismo, con la collaborazione del prof. Carlo Bavastro e
della prof.ssa Fedra Turello, anch’essi docenti del medesimo istituto, è stato
da subito sostenuto e supportato dalla DS prof.ssa Maria Stella Perrone, grazie
alla cui attenzione per gli studenti il binomio inclusione e benessere non è
solo uno slogan, ma una pratica quotidiana.
Ed è
proprio nell’analisi della realtà quotidiana che risiede la ragione più
profonda del corso: la constatazione di un bisogno sempre crescente tra i
giovani che la famiglia, la scuola e la società tutta siano davvero luoghi in
cui le diverse identità personali non solo non siano discriminate, ma, superato
il concetto di tolleranza, siano riconosciute e garantite. Bisogni reali,
quindi, e non ideologici, di adolescenti altrettanto reali, in attesa di
risposte concrete e non procrastinabili, perché collegate a diritti che non possono
restare princìpi fondamentali della nostra Costituzione non attuati.
Ma
per fare ciò servono conoscenza e formazione sia degli studenti, i diretti
interessati, sia delle loro famiglie e dei docenti, perché solo attraverso
questa sinergia è possibile un vero cambiamento di prospettiva per una vera
parità di genere.
Nella
molteplicità degli spunti di riflessione, critici e scientifici, mai
propagandistici, che il prof. Accolla ha fornito, alcuni passaggi meritano di
essere evidenziati.
Innanzi
tutto, la coesistenza in ognuno di noi di identità molteplici che convivono e
che, oltre a “individuarci”, ci pongono in relazione con l’Altro (identità
individuale, di gruppo, religiosa, nazionale, sessuale etc.). Primo problema,
le identità “imposte” dall’esterno, ovvero derivanti da stereotipi o
pregiudizi, che sono in conflitto sia con noi stessi sia con la nostra
“autopercezione”. L’identità è quindi complessa, ha ribadito il prof. Accolla,
e mai riducibile a generalizzazioni semplicistiche, che non fanno altro che
nuocere sia al “me” (come gli altri ci vedono) sia all’“io” (come noi ci
vediamo), che diventa così instabile.
Se
riferito agli adolescenti, ciò genera sofferenza, abbandono scolastico, sino ad
arrivare a gesti estremi troppo frequenti tra gli studenti perché si possa
rimanere inerti.
La
medesima complessità, per venire al tema della formazione, riguarda l’identità
sessuale, che è la risultante di più fattori, scientificamente accertati: il
sesso assegnato alla nascita (binarismo M/F, ma esistono persone
intersessuali), l’identità di genere (percezione di identificazione, o meno,
col proprio sesso, per cui si parla di cisgender o transgender),
l’orientamento sessuale (le preferenze sessuali e sentimentali eterosessuali,
omosessuali, bisessuali etc.), il ruolo di genere (come l’identità di genere si
manifesta socialmente in termini sia diacronici sia sincronici) e molte altre
prospettive.
A
tal proposito il prof. Accolla ha sgombrato subito il campo da un diffuso ed
esiziale pregiudizio: “fluidità” come sinonimo di caos e scelta estemporanea
(“oggi scelgo di essere X, domani sceglierò Y o Z”), quindi come “una moda
della generazione Z” per di più materia di insegnamento a scuola. Falso! Il
termine indica che l’identità sessuale è la risultante di più fattori
variamente combinati, che il soggetto non sceglie, ma vive, senza accorgersene,
come non ci accorgiamo di respirare (riusciremmo a non farlo…?).
Se a
scuola, poi, se ne parla, e doverosamente, come si è fatto in questa sede, non
è per insegnare a essere fluidi (ognuno di noi è una storia a sé), ma per
informare che ogni identità sessuale è naturale, per formare al rispetto e per
togliere dalla marginalità chi si diversifica rispetto alla maggioranza, sia
ben chiaro, come ribadito da Accolla, altrettanto legittima (i diritti degli
uni non sono a detrimento di quelli degli altri).
Risultato:
non il plagio, ma la serenità e l’equilibrio delle identità degli adolescenti
di oggi (adulti di domani), delle loro famiglie (cui si danno, e non si
sottraggono, strumenti ulteriori per esercitare la libera scelta educativa dei
figli) e della società.
Queste
sono solo alcune delle importanti conclusioni cui Dario Accolla ha portato i
partecipanti alla formazione, non solo con una precisa e puntuale disamina
scientifica del tema, corredata da ampia bibliografia, ma anche con suggestive
proposte laboratoriali che induttivamente hanno reso stereotipi e pregiudizi
ancora più evidenti.
Qual
è stato il giudizio degli allievi, dei docenti e dei genitori su questa
formazione? Un unico aggettivo, “necessaria”, spesso pronunciato con la voce
spezzata o gli occhi umidi, quando al dolore
della solitudine subentra la gioia dell’ascolto e della condivisione.
In
chiusura, perché il titolo Chiamami col mio nome, che è un evidente richiamo
al film di Guadagnino? Perché essere genitori e docenti oggi fa entrare in
contatto con la realtà (si badi, sempre esistita, ma ai margini) anche di
adolescenti transgender che vivono il dramma del disequilibrio tra il
sesso attribuito alla nascita e la loro identità di genere con il coraggio,
finalmente, di dichiararlo. Vogliamo ancora che la loro identità sessuale sia
etichettata con un prefisso tragicamente spregiativo? Permettiamo loro, e a
tutti gli altri adolescenti, di essere sé stessi/e e di essere chiamati/e con
il nome che essi scelgono, dietro le cui sillabe si cela la profondità della
loro vera essenza. Avremo persone più felici e la Scuola avrà centrato uno
degli obiettivi più alti e importanti della sua missione.
giovedì 16 giugno 2022
La I A mette in scena gli "Uccelli" di Aristofane
La
IA del Liceo classico trasforma Piazza della Cattedrale nel set degli Uccelli
di Aristofane
IA
del liceo classico - 3 giugno - ore 10.00: dopo venti minuti di lezione in aula
(giusto il tempo per le domande di rito sui compiti delle vacanze), i miei
studenti ed io scendiamo in Piazza della Cattedrale per le ultime due ore di
lezione di latino e greco dell’anno (martedì e mercoledì i ragazzi saranno
impegnati nella cogestione).
Come
è ormai consuetudine da settembre, anche questo venerdì sarà dedicato, in
parte, al laboratorio di teatro classico. Sino ad oggi lo si è svolto in
classe, indossando le mascherine, ma comunque fuori dai banchi, chi in piedi
chi seduto, chi sul posto chi in movimento, nel tentativo di riprodurre, pur
nella pandemia e senza particolari velleità artistiche, alcune dinamiche
teatrali: la gestualità del corpo, l’intonazione della voce, il gioco attore –
coro.
Per
mesi abbiamo letto passi, riadattati, dalle tragedie di Eschilo, Sofocle,
Euripide e dalle commedie di Aristofane, ricercandone una connessione con
l’attualità: le Supplici di Eschilo e l’accoglienza dei migranti; le Troiane
di Euripide, la Lisistrata di Aristofane e il dramma della guerra,
specialmente per le donne; la Medea di Euripide (cui è seguita la
visione della celeberrima versione cinematografica di Pasolini) e il rapporto
con l’Altro.
Ultima,
proprio venerdì scorso, la lettura di scene dagli Uccelli di Aristofane,
l’utopia politico – sociale di una città sospesa tra il mondo degli uomini e
quello degli dèi: la città degli uccelli, appunto.
E
proprio allora, quasi per gioco, avevo lanciato un’idea: perché venerdì
prossimo (il 3, appunto) non provare a realizzare un corto su questa commedia?
Nessuna pretesa di perfezione filologica o drammaturgica, ma semplicemente una
risposta pratica a una necessità sempre più impellente per i nostri studenti:
dopo mesi di chiusure e costrizioni qualche “ora d’aria”, complici il caldo e
il sole.
Pur
non avendo dato ai ragazzi alcuna indicazione di regia, se non alcuni gruppi di
battute, mi ritrovo, da spettatore, sul set di un film, dove ognuno ha un suo
ruolo (di attore/attrice, voce fuori campo, coro, regista, addetto/a alla
sartoria etc.), compreso un albero di fico, che i ragazzi decidono di
utilizzare per la scena del sicofante (delatore), che letteralmente “denuncia
il furto di fichi sacri”. Non mancano neppure loro, gli uccelli, che si
rincorrono, a stormi, sul tetto della cattedrale.
Ebbene,
grazie alle indicazioni di Lorenzo Morosino (che non posso non citare per le
sue indubbie doti di giovanissimo regista), in due ore si provano e si girano
le scene, mentre gruppi di turisti, incuriositi, si fermano, scattano qualche
foto e vanno oltre.
Sono
le 12.00 e si riprende l’ultima scena: le nozze di Pistetero, ateniese
riconosciuto re della città degli uccelli, e Regina. La τύχη (sorte) ci assiste
e come ogni giorno dal campanile della cattedrale ecco il diffondersi dei
rintocchi delle campane che sembrano benedire le nozze profane con cui si
chiude la commedia di Aristofane e con essa, in pratica, l’anno scolastico.
Perché
questo resoconto? Per ringraziare i miei studenti della IA, che da qualche
giorno mi hanno inviato il link del corto realizzato,
anche in questo caso dopo un lavoro di montaggio in totale autonomia, con
qualche imperfezione, certo, come imperfetta, e per questo unica e
straordinaria, è la loro età.
Grazie,
ragazzi!
A cura di Carlo Bavastro
mercoledì 19 gennaio 2022
Ciclo di film dedicato ai diritti degli LGBTQUIA+
I diritti LGBTQIA+ in scena all’Asti Film Festival: il liceo
classico in prima fila
Mi piace
iniziare questo breve intervento citando alcune righe dalla prefazione di David
Sassoli, ex Presidente del Parlamento Europeo prematuramente scomparso pochi
giorni fa, al libro Verso casa. Il lungo
viaggio dell’Europa per ritrovare sé stessa, di Donato Benedicenti, in uscita
il prossimo 10 febbraio: servono
grandi riforme ma, prima ancora, serve rilanciare la centralità della politica
intesa come capacità di disegnare il mondo che vogliamo e come dimensione
essenziale della convivenza civile (da “La Repubblica” del 13 gennaio
2022).
Disegnare il mondo che vogliamo e come dimensione
essenziale della convivenza civile: ecco cosa mi ha colpito di più e che
ben si adatta all’occasione di cui voglio qui dare conto.
Lo scorso 14 dicembre, in occasione
dell’Asti Film Festival, l’associazione Asti Pride ha organizzato la proiezione
di tre cortometraggi nella sezione dedicata ai temi LGBTQIA+: Corpi liberi, Nail Polish e Good times for a change.
Su invito di una delle
organizzatrici, Vittoria Briccarello, nostra ex allieva, ha assistito
all’evento anche un gruppo di studenti del liceo classico, che, come l’intero
Istituto “V. Alfieri”, anche grazie all’attenzione prestata all’inclusione
dalla DS Maria Stella Perrone, ha tra gli obiettivi formativi che gli allievi
vivano la scuola come luogo di benessere, in cui veder valorizzate le
caratteristiche individuali, nella convinzione che la vera uguaglianza risieda
nelle pari opportunità riconosciute alla diversità presente in ognuno di noi.
Il primo dei tre cortometraggi,
Corpi liberi, di Fabiomassimo Lozzi,
tratta dell’organizzazione da parte di PRISMA, collettivo studentesco LGBTQIA+
interno alla Sapienza di Roma, del primo Pride universitario, nel 2018, a
cinquant'anni dal ‘68. Alla base, ora come allora, una critica sia della
società in generale, dominata ancora da tabù, specie sessuali, sia
dell’università stessa (emblematiche le accuse mosse alla Facoltà di medicina
per i pregiudizi che ancora vengono associati all’HIV). Notevoli la passione
politica e lo spirito “rivoluzionario” dei giovani protagonisti.
Gli altri due film sono qui
presentati attraverso le parole di Carlotta Toniolo, studentessa del liceo
classico (IVA), che ha assistito alle proiezioni con grande entusiasmo.
“Nail polish, di Giacomo Tazzini, racconta
la difficoltà di un ragazzo a dichiarare la propria omosessualità al
fratello, unico famigliare che gli è rimasto. Il particolare dello smalto sulle
unghie innesca un interrogatorio insistente che porta al coming out del protagonista. La reazione del fratello è tragica
e violenta. La musica è protagonista e crea una forte tensione che aumenta con
il susseguirsi incalzante delle battute tra i due. La scelta di mantenere la
lingua originale, il polacco, sottotitolato, acuisce il disagio
dello spettatore, che si fa così protagonista, e le immagini di alcuni
particolari a colori contrastano, simbolicamente, con le scene interamente in
bianco e nero. La domanda ricorrente “Ti piace quello che vedi?” sembra essere
rivolta alle coscienze di tutti noi.
Nel documentario Good Times for a change, realizzato
da Elena Comoglio e Mick De Paola, vengono seguite le tappe dell’elezione del
primo sindaco transgender d’Italia,
Gianmarco Negri. Un documentario onesto e trasparente che attraverso le parole
di amici e familiari fa emergere la semplicità e la naturalezza di un uomo
determinato e coraggioso. Al centro l’organizzazione della campagna elettorale,
le difficoltà e i pregiudizi affrontati con l’aiuto dei sostenitori: alla fine,
la stima e la fiducia dei concittadini nelle sue capacità gli hanno permesso di
vincere le elezioni e di introdurre importanti cambiamenti nel comune di
Tromello (PV). Dopo la proiezione è stato molto significativo incontrarlo personalmente
e confrontarsi con lui sui giovani, la politica e la situazione della comunità
LGBTQ+ in Italia. Ho trovato l’esperienza molto costruttiva, perché, nonostante
la sua storia personale dolorosa e complessa, Gianmarco Negri ha saputo comunicare
ottimismo e speranza in un futuro più inclusivo”.
Ringraziando Carlotta per il
prezioso contributo, concludo parafrasando di nuovo le parole di David Sassoli:
“disegnare” il mondo che tutti vogliamo è possibile, basta volerlo, e la scuola,
in questo, deve essere sempre in prima linea.
A cura del prof. Carlo Bavastro e di Carlotta Toniolo (studentessa della classe IVA del liceo classico)
giovedì 10 dicembre 2020
L'Istituto "V. Alfieri" paladino dell'inclusione
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| Foto di Gerd Altmann da Pixabay |
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| Foto di Pete Linforth da Pixabay |





















