Concorso letterario “Essere sé stessi”: premiati due studenti del Liceo Classico “Alfieri” di Asti
Il concorso letterario “Essere sé stessi”, bandito dal Comune di Asti e quest’anno, alla sua quarta edizione, esteso a tutto il Piemonte, nella giornata del 14 luglio scorso ha visto attribuiti due dei tre premi riservati alla categoria Young ad altrettanti studenti neodiplomati del Liceo Classico “Alfieri” di Asti: primo premio a Mattia Capone (VA) con il racconto Il peso dell’aria e terzo premio a Carlo Andrea Ascolese (VC) con L’eco del silenzio.
Il tema del concorso, aperto anche ai delicati disturbi psichici e ad altre forme di disagio, come il bullismo, è stato tuttavia in prevalenza quello che lo accompagna dalla sua prima edizione: il diritto inalienabile a vivere la propria identità sessuale al di là di pregiudizi e stereotipi, a sottolineare come, specie fra gli adolescenti, questa sia un’urgenza fondamentale, perché bisogno primario per la piena realizzazione di sé, ma non ancora così scontato nel 2026.
E’ quello che hanno fatto, con originalità, genuinità e perfezione formale straordinarie, anche Mattia e Carlo. Ecco, in sintesi, la trama dei loro racconti.
L’aria può mancare, all’improvviso, quando “essere sé stessi” implica l’ostracismo da parte della famiglia stessa, ma può tornare quando un “Angelo” (nome proprio e funzione), non dal cielo, ma in carne e ossa, accoglie e salva. Due solitudini che “si studiano”, imparano a conoscersi, si innamorano e convivono, fino a quando l’aria torna a mancare. Angelo si sente di troppo e decide di farla finita, ma come tutte le presenze tragicamente effimere un miracolo lo ha compiuto: ridare una casa e un posto nel mondo a chi credeva, per il proprio orientamento sessuale, di averlo perduto (Mattia Capone, Il peso dell’aria).
Un braccialetto di ferro è ciò che resta dell’incontro con Giuseppe. Due mondi agli antipodi, quelli dei protagonisti, riassumibili nello struggente Leitmotiv, in eco, del racconto: “Amunì!”...“’nduma!”. E’ una storia vissuta, quotidiana, di “andiamo!” autentici, quella narrata, che, anche se breve, fa sentire vivi, come mai era accaduto prima. Ma a circondarla è il silenzio delle cose non dette e, all’improvviso, dell’assenza. Quando il braccialetto di ferro, a distanza di tempo, batte contro il polso, il ricordo assale e, pur nella “eco del silenzio”, quell’“’nduma!” sgorga di nuovo dal cuore (Carlo Andrea Ascolese, L’eco del silenzio).
Storie di difficile accettazione dell’identità sessuale quelle narrate, a livello sia familiare sia sociale, di bisogno di essere vissute alla luce del sole, ma perché questo avvenga serve una società educata. Da chi? Dalla Scuola, con una formazione rivolta a tutti gli studenti e a tutte le studentesse, alle e con le loro famiglie, senza “se” e senza “ma”, per creare davvero condizioni culturali tali da evitare tragedie, anche recenti, come l’uccisione di Mirko e della madre Kety, vicenda sulla quale pesa, come un macigno, un contesto di inaccettabile omofobia familiare.
a cura del prof. Carlo Bavastro


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