martedì 30 marzo 2021

Presentazione dei romanzi di Laura Calosso

 

26 marzo 2021: le classi del Liceo Classico V. Alfieri partecipano alla conferenza in remoto con Laura Calosso




La letteratura è in grado di evidenziare i dettagli all’interno della vita. La letteratura pone una lente di ingrandimento su di essi: Laura Calosso nei suoi romanzi comincia da un insignificante dettaglio per poi parlare di una realtà immensa. “…le cose a cui noi non diamo peso sono quelle che possono poi essere determinanti nella vita quotidiana…”, così ha esordito la scrittrice.

Il 26 marzo abbiamo avuto l’onore di assistere alla conferenza in remoto con Laura Calosso, scrittrice e giornalista astigiana.
“Ho scelto di scrivere romanzi basati su temi importanti dei quali, purtroppo, nessuno si occupa, perché ritengo giusto trattarne. Per esempio ne La stoffa delle donne viene affrontata la tematica delle sostanze coloranti nocive presenti nei vestiti”.
Anche nel suo ultimo romanzo Ma la sabbia non ritorna, uscito pochi mesi fa, Laura Calosso mette in luce il traffico illegale di sabbia e l’erosione accelerata causata dai comportamenti scellerati dell’uomo. La scrittrice ha affermato che, prima di iniziare con la vera e propria stesura delle sue straordinarie storie, trascorre diverso tempo a documentarsi su fenomeni ed eventi, studia i vari elementi per poi immergersi nella scrittura. I personaggi dei suoi romanzi sono prevalentemente femminili, perché? “Perché io credo che le donne siano quelle più vicine alla crisi di nervi …ora, nel momento della catastrofe come questo che stiamo vivendo”.
Sorge spontanea una domanda: com’è il lavoro di una scrittrice? “Spesso sembra che noi scrittori non stiamo facendo nulla, quando invece stiamo pensando e riordinando le idee nella nostra testa. Una volta una delle mie figlie mi ha chiesto perché non mi alzassi di notte per preparare le torte come tutte le altre mamme. Lì ho capito che avrebbero soltanto avuto bisogno di un po’ di tempo per capire che anche ciò che faccio è un lavoro a tutti gli effetti”, ha affermato la scrittrice.
Se volessimo diventare scrittori o tuffarci nel mondo della scrittura, quali consigli potrebbe darci? “Ritengo che coltivare la scrittura sia fondamentale per se stessi perché è quasi una forma di terapia: quando tu scrivi un racconto, non puoi scrivere la prima cosa che ti viene in mente: c’è bisogno di riordinare i pensieri. La letteratura è sempre una rielaborazione di qualcosa scritto da altri”.

Pertanto quest’arte è capace di guidare i nostri sogni e di scoprire che i desideri sono universali: non siamo soli, non siamo isolati da nessuno.

 

A cura di Vittoria Pero, II A

venerdì 5 marzo 2021

Partecipazione alle Olimpiadi di Debate

 

                IL LICEO CLASSICO ALLE OLIMPIADI DI DEBATE

Secondi contati, sguardi penetranti, ansia perseverante e ritmi incalzanti. No, non è la concisa descrizione di un nuovo film d’azione, ma è l'enumerazione di alcune delle principali componenti del dibattito avvenuto sabato 27 febbraio c.a. che ha coinvolto numerosi istituti scolastici piemontesi.

Tra le decine di studenti, giudici e coordinatori presenti, spiccavano, anche, i nomi di alcune allieve del Liceo Classico Alfieri che hanno preso parte all’iniziativa. La squadra, composta da Megderida Kishta della II C, Marilena Guga e Chiara Casetta della IV C e  Klea Metaliu della IV C,  è stata coordinata e guidata dal Prof. Andrea Bertelli, docente di diritto dell’Istituto nonché avvocato.

Le Olimpiadi di Debate sono cominciate alle 8:30 di mattina e si sono concluse alle 18:00: esse comprendevano due sfide per ogni squadra e una terza per i due gruppi finalisti, ovvero coloro che avrebbero ottenuto i punteggi più alti. Le  studentesse dell'Alfieri si sono cimentate nel dibattito, prima con il Liceo Classico “Cavour” di Torino e poi con il  Liceo Scientifico “Antonelli” di Novara. Nonostante l'intenso impegno e buona volontà, le allieve sono state penalizzate dalla  mancanza di esperienza e di preparazione; a causa di ciò, infatti, la nostra squadra  non è riuscita a classificarsi tra i finalisti, ma l’esperienza stessa è bastata come vittoria.

Il carcere deve diventare un sistema che non costituisce oneri economici per lo stato italiano?

Questa è stata la mozione che le studentesse hanno dovuto sostenere poiché sorteggiate come squadra pro. Oltre alle difficoltà tecniche proprie del dibattito, come il tempo, anche la mozione stessa è risultata complicata da sostenere sia per la mancanza di argomentazioni valide da presentare sia per la capacità degli avversari, che compongono appunto la squadra contro, di porre domande complesse e ingannevoli.

Le tesi che la squadra del Classico ha argomentato sono state  di tipo economico e morale, per esempio, il fatto che  lo Stato italiano spenda circa 2,9 miliardi all’anno per sostenere il sistema carcerario  e che, se un detenuto è in carcere per i propri errori, non è giusto che tutti i cittadini, che costituiscono lo Stato, debbano pagare per lui.

La vera difficoltà di questa mozione, infine, è che essa esprime un concetto totalmente antitetico rispetto all’idea e all’esempio di sistema carcerario italiano nella quale, infatti, è lo Stato che mantiene tutte le spese delle carceri.

In un debate sono molteplici i fattori che vengono esaminati dai giudici: rigore nelle parti dei vari speaker, ovvero coloro che svolgono l’intervento, precisione inflessibile nei tempi da rispettare per gli interventi e scorrevole capacità dialogica e argomentativa. Le due squadre finaliste sono riuscite a rispettare queste regole in maniera precisa, ma la giuria ha decretato la vittoria per l'Istituto Baruffi di Cuneo vincitore  sul Liceo Cavour di Torino.

Sebbene il nostro liceo non si sia collocato nemmeno tra i primi cinque e, dunque, non abbia partecipato alla finale, affermo con certezza che sono molto fiduciosa e fiera dell’Istituto Baruffi che, avendo vinto meritevolmente questo debate, rappresenterà il Piemonte alle competizioni  nazionali.

                a cura di Chiara Casetta, classe IV C 


domenica 28 febbraio 2021

Incontro delle classi seconde con l'AGEDO

 Lunedì 22 febbraio le classi seconde del Classico incontrano in presenza le rappresentanti dell’associazione Agedo 

AGEDO è un gruppo di genitori, parenti, e amici di persone che appartengono alla comunità LGBTQ+, e che ha la finalità di aiutare le persone omosessuali a ritrovarsi in una società che rispetti la loro natura parlando con le loro famiglie e i loro amici, per far sì che questi li comprendano e di conseguenza non possano nutrire sentimenti negativi nei loro confronti.

Presentare questa associazione nelle scuole è molto importante affinché i giovani conoscano a grandi linee il mondo LGBTQ+, e si possa costruire una società in cui tutti si sentano bene con sé stessi e liberi di amare.

Oriella, Chiara e Vittoria, che rappresentano magnificamente l’associazione, hanno aperto la conferenza con un video molto toccante di persone omosessuali che finalmente si sentono libere di affermare la propria sessualità. Il coming out è definito come “liberazione”, tuttavia è impressionante come in Italia e in Europa le risposte delle famiglie ai coming out dei figli siano ancora molto negative. Vittoria ci mostra dati terrorizzanti: l’Italia è uno dei paesi più omofobi dell’Europa occidentale, e la maggioranza dei ragazzi non sono supportati ed accettati dalle loro famiglie in seguito al coming out.

Perché questo accade? Soprattutto perché le generazioni dei nostri genitori, e dei nostri nonni soprattutto, sono cresciute ignorando completamente l’omosessualità, ed etichettandola come un mondo nascosto, nell’ombra poiché “sbagliato”. Ecco perché è importante l’incontro con AGEDO: perché la chiave del rispetto è la comprensione.

E’ significativo l’esempio di Oriella, che in classe ci ha spiegato con fierezza e orgoglio che suo figlio è gay. Oriella è un esempio di crescita personale, in quanto al coming out di suo figlio -racconta lei stessa- si sentiva spaventata e disorientata, non comprendeva, non accettava, ed ora invece è una persona diversa e migliore. La fondazione AGEDO che ora lei rappresenta così bene, l’ha aiutata a capire che suo figlio è perfettamente normale, e che era giusto sostenerlo.

Durante la conferenza Chiara ha esposto che alla comunità LGBTQ+ appartengono persone con vari orientamenti sessuali e di genere. Prima di tutto è importante distinguere tra identità di genere e omosessualità. L’identità di genere non è da confondere con l’identità sessuale e rappresenta il genere che una persona si sente di avere nel suo intimo. Di solito le persone “gender non conforming” si allontanano da forme di espressione di genere tradizionalmente intese in una data cultura e mettono in atto strategie per rendere il proprio aspetto esteriore il più simile possibile all’immagine interiorizzata che hanno di sé, il che non necessariamente si traduce in una transizione. Le persone transessuali o gender non conforming sono stranamente meno vessate in Italia degli omosessuali, tuttavia vanno incontro a diverse discriminazioni, relative al loro ruolo di genere o alla loro identità di genere.

Per quanto riguarda gli omosessuali, invece, è importante sapere che esistono diversi orientamenti, oltre i più conosciuti. L’omosessualità non dipende in alcun modo da cattiva educazione, o da fattori genetici, non è una malattia o una perversione sessuale, non è una scelta e non è contro la natura e contro la morale.

E allora, se l’identità di genere riguarda il rapporto che una persona ha con se stessa e l’omosessualità non ha nulla di innaturale, perché in Italia divampano ancora l’omofobia, la transfobia, e l’intolleranza?

Perché molti sono ancora bloccati dagli stereotipi o da una mentalità chiusa; per un nuovo mondo migliore e più tollerante è necessario che tutte queste barriere siano abbattute, cosicché ognuno possa raggiungere la versione migliore e più felice di se stesso.

A curia di Giorgia Ferraro, II A 


sabato 27 febbraio 2021

Incontro delle classi prime con lo scrittore Fabio Geda

 

24 febbraio 2021: le classi del biennio del Liceo Classico partecipano alla conferenza in remoto con Fabio Geda


La domanda sorge spontanea per coloro che non lo conoscono: chi è?
«Quand’ero alle elementari volevo diventare un contadino, ma i miei genitori mi fecero capire che forse non era il mestiere più adatto a me. Arrivando alla scuola media iniziai ad interessarmi di stelle, pianeti e, dunque, mi iscrissi al liceo scientifico. Durante i cinque anni da liceale venni in contatto con la letteratura italiana e non, appassionandomi al genere del romanzo. Poi ho lavorato per un po’ come educatore nell’ ambito di servizi sociali».
 La mattina del 24 febbraio abbiamo avuto l’onore di incontrare lo scrittore del celebre romanzo Nel mare ci sono i coccodrilli, Fabio Geda. Non è stato facile, inizialmente, per noi studenti rompere il ghiaccio e individuare alcune domande da porgere al nostro ospite; senza dubbio, egli ha saputo saziare la nostra fame di curiosità. Comunque veniamo ai fatti: se è passato dal voler intraprendere la professione di contadino, al voler studiare astrofisica, com’è diventato scrittore?
«La narrazione ha a che fare con l’essere educatore: ero rimasto affascinato dalle storie dei miei ragazzi e così ho smesso di scrivere racconti, scopiazzando dai miei autori preferiti, per mettermi a scrivere determinate storie, per lo più ispirate alle fragilità delle famiglie. Quindi sì, il mio lavoro ha influito in qualche modo sul mio percorso letterario». I grandi artisti, gli illustri musicisti e spesso noi stessi ci domandiamo dove e come trovare l’ispirazione. Omero si affidò alle Muse, ma gli scrittori d’oggi cosa mettono in atto? Egli risponde: «L’ispirazione dura alcuni millesimi di secondo e solitamente non si inizia a scrivere quando si è ispirati: come un falegname la notte pensa al suo futuro progetto, trova l’ispirazione e si metterà poi a lavorare più avanti, lo stesso procedimento segue uno scrittore. Il desiderio di scrivere ti travolge mentre sei sul treno, mentre stai pensando a quella cosa detta dalla signora in coda al supermercato: da qui ha inizio un cortocircuito e l’elaborazione del romanzo stesso. Molte volte ascolto della musica per accendere emozioni dentro di me ed è come se mi immaginassi la colonna sonora del mio libro». «Uno dei libri più articolati e complicati da scrivere è stato Nel mare ci sono i coccodrilli, poiché stavo scrivendo la storia di una persona realmente esistita e che avrebbe poi letto lei stessa», afferma l’autore.

Difficilmente potremmo stare a questo mondo senza l’arte. Ogni genere di arte può far scaturire diverse emozioni in ciascuno di noi: la musica, la pittura, la scultura, la danza e la scrittura. Oggi con Fabio Geda abbiamo avuto l’opportunità di comprendere al meglio cosa sia l’arte: secondo lui l’arte è il tentativo di riportare la bellezza nella vita di tutti i giorni, bellezza che vanta canoni differenti per ogni persona; compito dell’arte è formulare meglio le domande: non ci dice come vivere, ma pone delle domande a noi sul se si viva bene o no.

A cura di Vittoria Pero, classe II A


martedì 23 febbraio 2021

Le madri costituenti: PRESENTI all’IIS "V. Alfieri"

Adele Bei, Bianca Bianchi, Laura Bianchini, Elisabetta Conci, Maria De Unterrichter Jervolino, Filomena Delli Castelli, Maria Federici, Nadia Gallico Spano, Angela Gotelli, Angela M. Guidi Cingolani, Leonilde Iotti, Teresa Mattei, Angelina Livia Merlin, Angela Minella, Rina Montagnana Togliatti, Maria Nicotra Fiorini, Teresa Noce Longo, Ottavia Penna Buscemi, Elettra Pollastrini, M. Maddalena Rossi, Vittoria Titomanlio: PRESENTI all’IIS "V. ALFIERI".

La mostra itinerante Le Madri Costituenti, realizzata grazie al Soroptimist club e alla Toponomastica Femminile, ha fatto una sosta, nella mattinata del 23 febbraio 2021, nell’Aula Magna dell’IIS "V. Alfieri". 

Lo spazio della sala - solitamente dedicato a riunioni collegiali di docenti e a lezioni in presenza - si è trasformato in un palcoscenico teatrale, dove gli attori sono andati al di là di un semplice evento inaugurale e hanno portato sulla scena un omaggio a quelle Madri che hanno coraggiosamente contribuito alla nascita della nostra Costituzione.


I pannelli raffiguranti la loro storia e la relativa toponomastica di vie e piazze dedicate alle Madri hanno fatto da sfondo ad un metateatro in cui le voci femminili di alunne del Liceo Artistico, la melodia musicale dell’Inno di Mameli, interpretato e cantato da un’allieva insieme ad una docente, l’analisi di opere d’arte contemporanea condotta da due ragazze dell’Artistico, il video della mostra, narrato da due allievi del Classico si sono fusi, profusi e confusi col pubblico, che ha vissuto lo spettacolo interagendo e si è via via trasformato da spettatore ad attore.

Ognuno ha contribuito con parole e riflessioni, con battiti di mani, con note musicali, con opere grafiche e pittoriche e anche con momenti di commozione a salutare Le Madri Costituenti, che erano lì con noi, con le loro storie e la loro energia di donne; sì erano lì: tutti le abbiamo sentite rispondere PRESENTE, dopo che una voce fuori campo ha sussurrato con rispetto e riconoscenza i loro nomi e cognomi, e quei suoni si sono sparsi nella sala e ci hanno rimandato, inevitabilmente, ad una pagina indelebile della nostra storia.

Grazie a tutti per questa potente lezione di vita, grazie alla Dirigente Maria Stella Perrone, per le importanti parole in apertura e chiusura dell’inaugurazione, grazie alle voci delle Madri Costituenti e delle opere d’arte: Marta Delle Piane della 3F; Gaia Becchio della 4F; Cinzia Ostorero della 4M; Beatrice Rissone ed Elena Rrusho della 5D; Samantha Palermino ed Evelyn Valfrè della 5M; grazie ai docenti referenti alla recitazione: Monica Gatti e Salvatore Pistone. Grazie agli allievi del multimediale, incaricati delle riprese e della fotografia: Gabriele Massarone, Alì El Kaouam, Giada Ferrero, Gaia Correggia della 4M e grazie ai docenti Daniele Talenti e Iolanda Rega, per la diretta su Instagram. Grazie al canto di Domitilla Grungo della 2B e alla voce della docente Maria Maddalena Di Vicino; grazie al docente responsabile degli arrangiamenti musicali, Andrea Passarino; grazie ai docenti esecutori delle opere grafiche e della locandina dell’evento: Andrea Marello e Gabriele Sanzo. Grazie al docente e regista Giuseppe Varlotta, per la realizzazione del video della mostra e grazie agli allievi/narratori del liceo classico, Giulia Mora e Riccardo Glinac, grazie agli organizzatori dell'evento, i docenti Silvia Caronna, Elisabetta De Leonardis, Federico Baglivo e Andrea Marello. Un grande grazie al tecnico della scuola, Luca Rigamonti.

Un grazie speciale va alla dott.ssa Giovanna Cristina Gado, coordinatrice di una mostra che
l’IIS "V. Alfieri" è onorato di ospitare
.



a cura della prof.ssa Elisabetta De Leonardis

venerdì 19 febbraio 2021

Visita alla mostra "Madri Costituenti"


 LE MADRI COSTITUENTI



L’Italia fu uno degli ultimi paesi a concedere il voto alle donne, insieme alla Francia. Il 2 giugno 1946 furono elette per la prima volta 21 donne all’Assemblea incaricata di definire un nuovo assetto democratico e i valori che sono alla base della vita sociale, civile economica e politica della nazione. Tutte queste donne avevano alle spalle storie di impegno sociale e politico e alcune anche esperienze da combattenti, di lotta partigiana, di carcere per attività antifascista, di esilio o di deportazione nei campi di concentramento nazisti.


La partecipazione alla Resistenza cambia la consapevolezza di sé delle donne italiane. Cambia la loro relazione con gli uomini, con i figli e con la dimensione pubblica. Si sentono cittadine e vogliono partecipare alla vita sociale e politica. Vogliono contribuire alla ricostruzione del paese, collaborare al riscatto di quell’Italia distrutta.

Per questi motivi il voto fu una conquista e non una concessione. Fu determinante a questo proposito la mobilitazione di tutte le associazioni femminili per coinvolgere, informare e convincere le donne ad andare a votare. Promossero una propaganda metodica e capillare che risultò molto efficace. Il 2 giugno del 1946 le donne votarono in massa: 12 milioni di donne pari all’89%, costituivano il 53% della popolazione; 11 milioni gli uomini. Le donne diventarono propagandiste, tribune, consigliere, sindaco, costituenti nel mitico 1946.
« Lunghissima attesa davanti ai seggi elettorali. Sembra di essere tornati alle code per l’acqua e per i generi razionati. Abbiamo tutte nel petto un vuoto da giorni d’esame, ripassiamo mentalmente la lezione: quel simbolo, quel segno, una crocetta accanto al nome. Stringiamo le schede come biglietti d’amore. Si vedono molti sgabelli pieghevoli infilati al braccio di donne timorose di stancarsi e molte tasche gonfie per il pacchetto della colazione. Le conversazioni che nascono tra donne e uomini hanno un tono diverso, alla pari».

Le Donne Costituenti furono peculiari interpreti di questo vissuto comune e pur, avendo diverse formazioni culturali, pur essendo orgogliosamente democristiane, socialiste, comuniste, seppero costruire una formidabile alleanza tra di loro per incidere nella formulazione della Costituzione Ciascuna di loro aveva un bagaglio di esperienza politica e sociale formato nella lotta antifascista, acquisito nelle università ma anche attraverso l’esperienza diretta.
Dovevano potersi affermare sulla scena pubblica, nel lavoro, nella cultura portando la loro differenza, senza omologarsi agli uomini; dovevano poter sviluppare tutte le loro capacità, potenzialità e talenti ed essere valutate e selezionate secondo il principio del merito e della competenza. Di qui il grande valore dell’istruzione a partire da un’istruzione di base per tutti e tutte. I valori che orientarono le nostre Costituenti furono:

· il valore della persona

· della pari dignità

· della libertà, della giustizia sociale

· della eguaglianza “di fatto” per garantire a tutti un livello di benessere economico, sociale e culturale.

Libertà deve essere prima di tutto libertà dalla paura e dal bisogno, dalla miseria, ma anche dai pregiudizi e dalle costrizioni sociali. La solidarietà va intesa come ineluttabile dovere di ciascuna persona verso l’altra e inderogabile dovere della Repubblica e delle istituzioni per promuovere i diritti inviolabili della persona.

Contribuirono alla stesura di numerosi articoli della Costituzione, mi riferisco al particolare agli articoli 3, 29, 30, 31, 37, 48, 51, attraverso un lavoro rimasto invisibile per convincere ed orientare i colleghi uomini; avevano un grande senso dell’importanza della missione che loro competeva e nutrivano un profondo rispetto per gli uomini con cui condividevano la loro esperienza, di cui riconoscevano l’autorevolezza con umiltà e gratitudine ma senza farsi intimidire.

Le donne proposero che la pari dignità sociale e l’eguaglianza fossero senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali, rammentando quanto fosse diffusa nella cultura ed anche radicata nel nostro ordinamento e nelle condizioni economiche e sociali le discriminazioni verso le donne.

Gli articoli 29-30-31 sulla famiglia stabiliscono che il matrimonio è ordinato sull’uguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità famigliare.
Altrettanto importante l’articolo 30 sul rapporto genitori figli. «E’ dovere e diritto dei genitori, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori dal matrimonio.» «La legge assicura ai figli nati fuori dal matrimonio ogni tutela giuridica e sociale, compatibile con i diritti dei membri della famiglia legittima.»

La preoccupazione che muoveva tutte le Costituenti era l’eguaglianza di fatto, la previsione di chiari diritti sociali per migliorare la concreta condizione di vita delle persone. Esse definirono un nuovo welfare, basato sulla distinzione tra previdenza ed assistenza, sulla previsione di una misura economica di tutela per chi è in condizione di disoccupazione, per promuovere il diritto al lavoro, la parità salariale, la conciliazione tra vita lavorativa e vita famigliare: adesso si definisce “funzione famigliare” quella che prima era stata indicata con la formula “missione famigliare”.

Vissero anche delle sconfitte come la bocciatura, dopo un’ampia e significativa discussione, dell’emendamento proposto, sostenuto con convinzione da tutte, che proponeva l’accesso delle donne alla magistratura.
In particolare va ricordato l’impegno delle Costituenti per affermare in modo duraturo e come valore fondante la pace ed una politica estera basata sulla cooperazione tra i popoli, il loro impegno ed il loro convinto sostegno all’articolo 11: «L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà dei popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali».

Le donne Costituenti ci hanno lasciato una delle Costituzioni più ricche del mondo.
Hanno saputo interpretare il diventare cittadine delle donne italiane ed i loro progetti di una vita nuova. Hanno lasciato una lezione vivente di bella politica: quella del bene comune, che costruisce alleanze, è coerente ai valori condivisi, costruisce un legame costante con la vita delle persone.

Per questo esse possono e devono essere riconosciute come le Madri autorevoli della nostra Repubblica.

Tutto ciò è raccontato nella mostra “Madri Costituenti”, organizzata da Soroptimist International Club Asti (Presidente Maria Luisa Bagnadentro), in collaborazione con Toponomastica Femminile (Associazione proprietaria della Mostra) e con il coordinamento di Giovanna Cristina Gado (Corrispondente Comitato Consulte e Pari Opportunità di Soroptimist International Club Asti e Socia di Toponomastica Femminile), per far conoscere il fondamentale contributo delle donne alla stesura e all’approvazione della Costituzione della Repubblica Italiana.

Tale mostra, presente nel nostro Istituto dal 9 al 28 febbraio, è stata visitata secondo un calendario elaborato dalla Dirigente, la Professoressa Maria Stella Perrone, in modo che tutte le classi potessero a turno e nel rispetto delle norme del protocollo COVID-19 apprezzare i documenti e la storia di queste donne che hanno collaborato alla stesura della Costituzione Italiana.



Fonti e riferimenti: articolo online de “Il Messaggero” alla voce “Madri Costituenti”

“Le madri della Repubblica”- Fondazione Nilde Iotti

A cura della prof.ssa Maria Rosa Poggio, in visita alla mostra con la classe III C

giovedì 18 febbraio 2021

"LABORATORIO TEEN": UN PERCORSO CONTRO LE DIFFERENZE DI GENERE E PER LA TOLLERANZA

"Laboratorio teen": una riflessione linguistica contro le discriminazioni di genere e il bullismo omofobico


Continuano presso il Liceo Classico “V. Alfieri” le attività di approfondimento, riflessione e formazione proposte agli studenti all’interno del palinsesto culturale d’Istituto.
La settimana prossima, dal 22 al 26 Febbraio, le classi seconde dell’Istituto saranno coinvolte in un progetto, in collaborazione con Agedo e AstiPride, sulle diversità di genere, sui meccanismi di tolleranza e intolleranza e il bullismo omobitransfobico: si svolgerà in ogni classe infatti un Laboratorio linguistico sulle tematiche evidenziate, e una riflessione sui meccanismi con cui si esprime tramite le parole l’integrazione o l’intolleranza.
Le classi incontreranno in presenza collaboratori delle associazioni che guideranno gli studenti a una riflessione sui meccanismi di discriminazione:

Lunedì 22 Febbraio, classe 2A, ore 12 -13,08
Mercoledì 24 Febbraio, classe 2B, ore 12-13,08
Venerdì 26 Febbraio, classe 2C, ore 12-13,08