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venerdì 16 gennaio 2026

Giornata della memoria 2026 al Liceo Classico

Giornata della Memoria al Liceo classico di Asti: pomeriggio di lunedì 12, biblioteca del classico cittadino, il prof. Bruno Maida, davanti ad un folto pubblico di studenti, di docenti e di Astigiani, ha affrontato il tema della Deportazione, dei campi di concentramento, focalizzando l’attenzione sui bambini, sui piccoli, su come hanno vissuto quei tempi e quei luoghi. Attraverso storie di famiglie, di ragazzi, il racconto ha colpito i presenti, poiché gli eventi venivano trasmessi attraverso gli occhi, le voci, le sensibilità dei piccoli. Bambini che si sono salvati perché nascosti, camuffati, con nomi diversi, bambini – il prof. Maida ne stima il numero di 900 in Italia – che non sono sopravvissuti, perché presi nell’universo concentrazionario. Storie di vita commoventi e atroci, anche perché riguardanti i piccoli e il loro mondo: bambini esclusi, violati, messi da parte, evitati, segnati a dito… Un incontro di alto livello formativo, tutto da seguire, perché la Storia passa anche attraverso i piccoli. Un sentito ringraziamento al prof. Bruno Maida.


a cura della prof.ssa Mariarosa Poggio

lunedì 27 gennaio 2025

Giornata della memoria al Classico

Giornata della Memoria al classico: incontro con Giovanni Cerutti, che ha presentato il suo” L’allenatore ad Auschwitz”, volumetto sulla figura di Arpad Weisz, allenatore ungherese, morto a causa della deportazione in lager. Lunedì 20 c.m. nell’ambito delle conferenze del lunedì nella biblioteca del classico cittadino, studenti, docenti, Astigiani desiderosi di conoscere il testo hanno potuto ascoltare la godibilissima disamina del prof. Cerutti, che non solo ha parlato di ebrei, di deportazione, ma anche di calcio, di quel calcio sublime fatto di strategia proposto dall’allenatore Weisz negli anni ’30 del Novecento. Il gioco del calcio come vetrina del regime, anche con personaggi come l’allenatore citato nel libro, che fanno il loro dovere nel migliore dei modi, che vivono di sport, ma che sono ebrei e quindi, dopo le Leggi razziali del 1938, allontanati e perseguitati. Una storia viva, intensa, la vita di Arpad Weisz, interrotta dalla mano crudele della Storia. Buona partecipazione di pubblico. Si ringrazia il professore per le emozioni suscitate, per gli stimoli offerti, per il ricordo di un grande personaggio del calcio, purtroppo dimenticato.

a cura della prof.ssa Mariarosa Poggio

venerdì 9 febbraio 2024

Nicoletta Fasano al Classico di Asti

Mercoledì 7 febbraio, la dott.ssa Fasano incontra docenti e allievi del liceo per parlare di fascismo, di deportazioni, di Ebrei. Un pomeriggio interessante e proficuo: la presentazione dell’ultima fatica della Fasano, “Giorno della memoria. Deportazione razziale e militare da Asti e dall’Astigiano dopo l’8 settembre 1943”, oltre ad una chiacchierata a tutto tondo sulle deportazioni, sul sistema concentrazionario, sugli Ebrei di Asti, sulle figure di donne antifasciste e collaborazioniste. Anche sulla Chiesa durante quegli anni, sulle maestre di scuola, sulla propaganda… I ragazzi presenti hanno potuto ascoltare discorsi ampi e ricchi su un mondo per loro tutto da scoprire e da conoscere, che va diffuso ed esplorato, perché si tratta di Storia nostra, dei nostri paesi, della nostra città. Un sentito ringraziamento alla dott.ssa Fasano per il suo intervento ricco ed appassionato.

A cura di Mariarosa Poggio

martedì 30 gennaio 2024

Giornata della Memoria a Teatro Alfieri

 Il Liceo Classico partecipa (come pubblico e come attore) allo spettacolo 999 donne sopravvissute ad Auschwitz



Lunedì 29 Gennaio 2024 ben undici classi del Liceo Classico si sono recate con i loro insegnanti al Teatro Alfieri per assistere alla rappresentazione dello spettacolo 999 donne sopravvissute ad Auschwitz, messo in scena dall'Associazione culturale Tre atti nel Bicchiere in occasione del IV Festival della Memoria, realizzato sotto il patrocinio dell'Assessorato alla Cultura del Comune di Asti.

Lo spettacolo è stato messo in scena con la collaborazione di alcuni nostri studenti, in particolare Daria Termine (1A), Alessia Ardovini, Camilla Belluta e Ludovica Battaglia (1B), Carola Rovero (2A), Camilla Antonucci (2B), Lorenzo Morosino (3A) e Céline Beltrame (4C). A tenere le fila della rappresentazione è stata la formatrice teatrale e attrice Fiorella Carpino insieme all'ex allievo del Liceo Classico Gianluca Fresia; il testo è tratto dall'opera Le 999 donne di Auschwitz di Heater Dune Macadam, in una versione carica di pathos per la tematica trattata e la bravura di Fiorella Carpino che si è esibita in un lungo monologo e in emozionanti performances canore, accompagnata dalla gestualità delle giovani attrici, sempre intense e con movimenti studiati e mai fuori luogo. I due ragazzi hanno invece interpretato le guardie naziste, colpevoli di aver condotto con l'inganno Edith e altre 998 donne ebree slovacche nei campi di sterminio di Auschwitz e Birkenau. Nei momenti finali della guerra le donne verranno condotte in fretta e furia fuori dai campi di sterminio perché non finiscano nelle mani dei soldati russi nella cosiddetta 'Marcia della Morte' alla quale poche sopravviveranno, ma tra queste ci sarà Edith (interpretata da Fiorella Carpino), grazie al suo ostinato attaccamento alla vita.

La collaborazione fra l'Associazione culturale Tre atti nel Bicchiere e il Liceo Classico "V. Alfieri" è iniziata lo scorso anno in seguito ad un incontro 'illuminante' fra Fiorella Carpino, la Dirigente Scolastica dell'IIS V. Alfieri Maria Stella Perrone e la sua Collaboratrice Cinzia Zenzon tra cui è subito nata la sintonia che unisce anime sognatrici e appassionate di teatro, in modo che lo scorso anno è stato messo in scena lo spettacolo Gli occhi di Levi. Alla base del progetto è la volontà precisa di non rendere i ragazzi semplicemente spettatori del ricordo del passato, ma di farli attori affinché possano meglio cogliere il significato del male che è stato immedesimandosi nelle vite spezzate che hanno portato sulla scena.

Per non dimenticare.

a cura della prof.ssa Cinzia Zenzon




lunedì 14 febbraio 2022

MNEME E DIKE: RIFLESSIONI SUL GIORNO DEL RICORDO E LA GIORNATA DELLA MEMORIA

 



27 Gennaio, Giornata della Memoria, dedicato a commemorare le vittime dell’Olocausto; 10 febbraio, giorno del Ricordo, dedicato alle vittime delle foibe, episodio della recente storia italiana.
Le iniziative nelle scuole si moltiplicano e si rinnovano ogni anno: il 26 Gennaio le classi del triennio dell’Istituto “V. Alfieri”, in occasione della Giornata della Memoria, hanno seguito due conferenze online con Bruno Maida ed Alberto Cavaglion,

mentre l’11 febbraio si è svolta la conferenza di Eric Gobetti, ricercatore dell’Istituto per la Storia della Resistenza di Torino e autore del volume “E allora le foibe?” edito da Laterza


Ma perché il nostro tempo ha bisogno di sottolineare e istituire le giornate dedicate alla Memoria di questi fatti recenti, in modo che Tempo e Storia non vadano dispersi e anzi si conservino nella mente delle generazioni? Vorremmo tentare una riflessione più ampia, partendo dal ruolo che ha la Memoria nella cultura classica.

Dike e Mneme, Giustizia e Ricordo, sono nel mito greco figlie di Zeus.
Non sono dunque esistite sempre sulla terra, ma esistite a partire dal suo regno che sostituisce le precedenti stirpe divine, più simili a potenze primigenie ed elementari.

Il senso della giustizia nella civiltà classica, come per altro nel mondo biblico, è strettamente connesso al legame tra i padri e i figli, a volte come una condanna che travalica la volontà e individualità del singolo, costretto a portarsi dietro come un fardello le colpe e i delitti dei padri o degli antenati. Non un DNA biologico, come siamo abituati a riconoscere e descrivere, ma piuttosto un DNA morale: la memoria delle generazioni precedenti si trasmette in un destino che passa ai discendenti.
Le colpe dei padri ricadono sui figli, e questa realtà, che a noi può sembrare ingiusta e immeritata, è il fondamento di tanti miti dinastici, da quello degli Atridi a quello di Edipo a tanti altri che intrecciano destino ed eredità familiare.
Nessuno è isolato nella catena di trasmissione delle generazioni e prima o poi bisogna affrontare memoria di antiche colpe o delitti, espiazione e ritorno all'origine.

Ma questa che può sembrare una limitazione all'individuo, mai perfettamente libero di iniziare "da capo" una storia personale che lo renda vergine e innocente, sempre connesso invece a fatti sprofondati nella notte dei tempi che sono tuttavia un marchio che le generazioni si passano silenziosamente e senza interruzione, è al tempo stesso garanzia di Memoria.
Il passato, no, non si dimentica, non si può dimenticare, ce lo portiamo dietro, anzi dentro.

Questo, attraverso il mito, è il messaggio che la classicità ci trasmette.
Come ci insegnano gli autori greci, Bene e Male sono così strettamente connessi che non si possono distinguere: l'uno sembra l'altro e porta il suo opposto sul rovescio della propria natura, tanto che ogni gesto, ogni parola può essere duplice, può avere due aspetti, se niente è solo come sembra. Il mondo umano è lotta, divergenza, distruzione, e questi elementi sono il segno dell'epoca forsennata in cui ci è toccato vivere, e in cui nessuno di noi vorrebbe vivere, l'età del ferro che ha azzerato pietà, rispetto, pace.

Nessuna generazione è innocente nella carneficina che oppone fratello a fratello, come accade ai figli di Edipo, Eteocle e Polinice, di cui il mito azzera e parifica colpa e innocenza nella comune morte reciproca. Siamo sempre nell'età del ferro, dove pietà, giustizia e anche rispetto delle generazioni si sono allontanate dai comportamenti umani.
Così dobbiamo riconoscere che quel Caos che, come dice Esiodo è all'origine del mondo, la prima cosa esistente, quell'abisso spalancato nel vuoto, è ancora più vicino di quanto crediamo.
Il nostro tempo perciò ha bisogno di recuperare Mneme: essa infatti non può essere esclusa dalle nostre vite, dovrebbe anzi essere il nostro continuo punto di riferimento: guai a chi allontanasse Mneme dal proprio spirito, sarebbe come amputare una parte del proprio corpo, come ridursi ad una statua senza mente e senza radici, come il gigante Talos, uomo solo in apparenza, a cui basta togliere un chiodo/bullone perché tutto il suo io frani, rivelando l'inconsistenza della sua figura.
Se noi abbiamo recuperato l'indipendenza dalla trasmissione ereditaria dalla colpa, espressa dal nostro continuo riferimento alla libertà individuale che ci rende responsabili solo delle nostre azioni, abbiamo tuttavia resettato con troppa facilità la connessione alla Memoria del passato, vivendo in un presente fatto di istanti assoluti e troppo spesso voltando le spalle a quello che siamo stati appena ieri.

Ecco il senso profondo della celebrazione annuale del "Giorno della Memoria" o del "Giorno del Ricordo": non sono solo un atto dovuto ma un modo di riconnetterci alle generazioni precedenti e di fare un'indagine sulla verità.
Se qualcosa dobbiamo imparare, è accostarci alla storia con equità, pronti a fare un bilancio onesto di torto e ragione, da qualunque parte siano stati. Solo così Mneme e Dike, Memoria e Giustizia, saranno riconciliate e riportate al centro delle nostre vite.



Rossana Levati



venerdì 4 febbraio 2022

Giornata della Memoria

 Conferenza di Alberto Cavaglion del 26 gennaio 2022

Riproporre argomenti di una tale importanza storica quale il ricordo e lo studio dell’Olocausto e dei crimini nazisti, porta con sé il peso della necessità di una sempre nuova esposizione della memoria degli eventi, in modo da far riflettere gli ascoltatori, invece di limitarsi a banali e superficiali commenti sul periodo delle atrocità del Reich tedesco, che rischiano di passare quasi con indifferenza sotto gli occhi dei partecipanti alla discussione.

Lo storiografo Alberto Cavaglion dimostra nella sua conferenza del 26 gennaio la capacità, sicuramente maturata nel corso degli anni, di sfuggire al pericolo del banale e del riduttivo, puntando l’attenzione delle classi che gli prestavano ascolto non su un dipinto del terribile lavoro nazista, bensì sullo sviscerare le cause e le idee che hanno preceduto e portato all’evento dell’Olocausto.



Si fa riferimento più volte all’inutilità di una storiografia fatta di “puro male”, ed è questo che la conferenza dello storico rappresenta. Un ribaltamento dei canoni, che pone domande diverse dal solito: cosa ha portato l’emancipazione degli ebrei al fallimento del liberalismo, alla perdita dei diritti umani? Come possiamo capire il successo del fascismo e del nazismo in quei tempi? Qual è il peso avuto dai pregiudizi nella sistematica evoluzione della società, e qual è lo spettro di reazioni che la gente ha avuto alla macchina di sterminio?

Discutendo e riflettendo su queste tematiche (che, come provano le molte e pertinenti domande poste alla fine, hanno stimolato in modo particolare gli studenti), lo storiografo affronta concetti ed idee che riflettono il lavoro svolto nei suoi saggi: più di ogni altro, il rapporto tra memoria, storia e paesaggio “contaminato”, che ha occupato una notevole porzione delle quasi due ore trascorse assieme, è un chiarissimo nodo tematico con il suo ultimo libro, proprio dedicato alla visione di una permeabilità degli atti in un luogo nel corso del tempo: Decontaminare le memorie: Luoghi, Libri, Sogni è un estensione dell’interessantissimo approfondimento sull’idea di isolamento che andrebbe conferito ad alcuni posti che hanno funto da teatro per le crudeltà discusse, primo tra tutti Auschwitz-Birkenau.


Lo storico Cavaglion più volte si concentra sullo stimolare un’opinione nel pubblico, invece di impiantare nelle menti una risposta definitiva. Anche il concetto dell’isolamento, quindi, non è concluso definitivamente, bensì continua nella mente e nella coscienza di ciascuno, che si interroga se l’idea di “dare ai luoghi della Memoria il tempo di curarsi”, di riprendersi dalle atrocità delle quali sono stati testimoni, se correre il rischio che vengano dimenticati siano un prezzo necessario per eliminare una parte essenziale di uno degli eventi più terrificanti della Storia.
a cura di Alessandro Cussotto, III A

giovedì 27 gennaio 2022

Giornata della Memoria

 

Giornata della Memoria: 27 gennaio 2022, Sala della Provincia Asti



Nella mattina di giovedì 27, autorità, familiari di reduci e deportati, Ufficio del Prefetto, abbiamo assistito ad un’ottima organizzazione per la Giornata della Memoria, ma che significato può avere per i nostri studenti partecipare ad una tale commemorazione? Intanto, essere presenti come parte attiva: ben cinque ragazzi delle Quinte A e C del Classico hanno letto con lettura interpretativa alcuni passaggi tratti da testimonianze di deportati astigiani: Enrica Jona, Eo Baussano, Gino Valenzano, Biagio Benzi e poi ascoltare, trattenere nella memoria, custodire nel cuore, per tramettere ad altri, perché non si dimentichi mai… Cecilia Gianoglio, Francesco Berzano, Federico Bianco, Virginia Torchio, Daniele Dapavo non hanno solo interpretato quelle parole di astigiani, ma hanno fatto propri quei ricordi, quelle immagini, quegli istanti terribili. I nostri studenti hanno dato voce ai ricordi di persone che hanno sofferto, che sono stati perseguitati solo perché ebrei, che hanno patito in condizioni estreme. Questo è mantenere viva la memoria, è lavorare per abbattere le differenze, è operare per la pace. Un sentito ringraziamento all’Ufficio del signor Prefetto per il gentile invito ad essere parte attiva nella mattinata del ricordo.

                                                                                              A cura di Mariarosa Poggio

giovedì 28 gennaio 2021

Giornata della Memoria

Incontro con Giovanni Tesio per celebrare la Giornata della Memoria

Letteratura e Shoah

 

Il Giorno della Memoria, il 27 gennaio, che da venti anni ricorda il momento in cui, nel 1945, un drappello di soldati dell'Armata Rossa arrivò dinanzi ad uno dei tanti cancelli della città concentrazionaria di Auschwitz, è un momento di grande intensità, tale da spingersi ben oltre ad uno sterile (inutile e certamente dannoso) celebrazionismo. Agli studenti del triennio del Liceo Classico “Vittorio Alfieri” di Asti è stata proposta una lectio del Prof. Giovanni Tesio, profondo studioso della Shoah e dell'opera di Primo Levi, che conobbe di persona e con cui ebbe modo di confrontarsi sui temi fondamentali della testimonianza e del dovere della memoria. Questo è infatti il nucleo della riflessione sviluppata dal Prof. Tesio nel suo ultimo libro, Nel buco nero di Auschwitz (Interlinea 2021), una antologia assai ricca e dettagliata di scrittori sul tema dell'Olocausto, opera che fa seguito a Nell'abisso del lager (Interlinea 2020), collazione in questo caso di testi poetici sull'argomento. 


Il legame tra Shoah e letteratura, in qualsiasi forma essa si esprima, è alimentato dal dovere etico, un vero imperativo categorico, di dare testimonianza sia ai sommersi sia ai salvati, secondo la celebre definizione di Primo Levi, di dare voce a chi non la ebbe più, perché annientato dalla violenza del lager. Vale la pena ricordare, come del resto sottolinea lo stesso Tesio, le parole assolute con cui Levi inizia Se questo è un uomo, l'intensissimo shemà con cui si apre l'esplorazione dell'abisso del lager: Meditate che questo è stato. Vi comando queste parole: scolpitele nel vostro cuore, ripetetele ai vostri figli... Una climax (meditate, scolpitele, ripetetele) che pone in rilievo la centralità della parola scritta, anzi, scolpita, una parola a cui si assegna il dovere si esprimere l'indicibile, di impedire che il buio del lager riesca a cancellare ogni traccia, ogni memoria, ogni segno di chi in esso ha perso tutto, prima l'identità (il nome sostituito da numero), poi l'anima (la metafora del buio è quanto mai pregnante, come bene indicato da un altro testo fondamentale, La notte, di Elie Wiesel), quindi la vita, nelle camere a gas, nella morsa della fame inimmaginabile, delle torture, delle violenze proprie dell'abisso del lager. Nel campo di concentramento e di sterminio la parola scritta era vietata, quella parlata era urlata, in ogni caso privata di valore comunicativo con il fine di creare nella babele di lingue, idiomi e dialetti una sempre maggiore perdita di coscienza ed autocoscienza. Tesio ha proposto una profonda, intensa e commossa riflessione proprio a partire dal coraggio di chi nel campo di lavoro e di sterminio ha avuto la forza ed il coraggio, immensi, di scrivere, infrangendo divieti assoluti (basti pensare alle testimonianze sotterrate dagli uomini dei Sondercommando prima di essere eliminati o ai disegni degli internati di Terezin, ritrovati nascosti, anche molti anni dopo la fine della guerra, perché diventassero un atto di accusa della violenza genocida del nazismo), per arrivare a chi, anche a distanza di tempo, ha voluto scrivere del lager, partendo dalla propria esperienza o da quella dei superstiti, a cui è dovere dare voce. In questo modo sappiamo di Hurbinek, commovente figura di un figlio del lager ne La tregua, sappiamo dell'Ulisse dantesco che riesce a diventare un mezzo, che attraverso la memoria riesce a collegare al mondo al di là del filo spinato attraversato dalla corrente, oppure possiamo immaginare la vertigine e lo smarrimento di Levi nel vedere il libro (oggetto del tutto estraneo al lager, una vera anomalia) di chimica, sul quale lui stesso aveva studiato in anni, che apparivano remoti, di un'altra esistenza... 


E' stata una lezione che ha coinvolto in piattaforma circa duecento alunni della scuola in presenza e a distanza, a cui è stata offerta certamente una ricca serie di spunti per ragionare e riflettere sul valore, oggi assai smarrito nel solipsismo di questi aspri tempi, della parola come veicolo di condivisione, comunicazione e compassione (nel senso etimologico del verbo latino, patire con). E' una parola, che nel buco nero di Auschwitz, proprio in quel mondo senza luce, ritrova la sua intrinseca intensità e luminosità, e riesce a recuperare la forza dirompente del logos, sintesi di parola e pensiero. In una fase storica in cui sovente gli uomini preferiscono la tenebra alla luce, secondo la potente metafora giovannea, le parole illuminate, illuminanti e generose della letteratura e della poesia assumono un valore salvifico di estrema importanza. Grazie, Prof. Tesio, per la Sua lezione, anche sotto questa prospettiva!


Giovedì 18 febbraio (on line dalle 15 alle 17) si tornerà ad esplorare con gli studenti di ultimo e penultimo anno del Liceo Classico il mondo della Shoah nell'incontro con il Prof. Frediano Sessi, a partire dal suo ultimo lavoro, Auschwitz. Storia e memoria (Marsilio Editore, 2020).

A cura del prof. Enrico Cico