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martedì 18 febbraio 2025

Giornata del ricordo al Liceo classico

Al liceo classico si parla di foibe: venerdì 14, biblioteca del liceo cittadino, pomeriggio, incontro con il prof. Gianni Oliva per ascoltare in merito al dramma delle foibe, dei profughi giuliani, perché i giovani studenti devono sapere, conoscere e riflettere. Ascoltare Gianni Oliva, amico di Asti e degli Astigiani, è sempre un gradito piacere per la mente e per il cuore, perché con le sue parole, i suoi racconti, sa emozionare e concilia interesse e attenzione. La Storia di Gianni Oliva è vivace, interessante, profonda, documentata, si serve di citazioni, documenti, in un susseguirsi di date e di concetti sempre di alto valore formativo. Il dramma delle foibe, la Giornata del Ricordo, devono essere proposti ai giovani, perché è Storia che ci riguarda tutti, che tocca profondamente il nostro Paese. Buona presenza di studenti e di Astigiani. Un sentito ringraziamento a Gianni Oliva.

a cura della prof.ssa Mariarosa Poggio

venerdì 12 febbraio 2021

Giornata del Ricordo dell'eccidio delle foibe

 

Per non dimenticare

 


Come Giornata del Ricordo del massacro delle foibe, istituita nel 2004 dal Parlamento italiano, è stato designato il 10 febbraio: nella stessa data del 1947 infatti vennero assegnati alla Jugoslavia l’Istria, il Quarnaro, Zara e parte della Venezia Giulia, a seguito degli eccidi compiuti ai danni di molti, si stima circa 7000, civili e militari italiani provenienti dai territori sopra citati. Italiani a tutti gli effetti, nella lingua, nei costumi, nell’identità nazionale, e culturale. Proprio ai tempi del nazionalismo sfrenato, dominante e irruento, al tramonto della seconda guerra mondiale, si sono verificati questi episodi, in base alle interpretazioni, di “pulizia etnica” o vendetta per crimini di guerra subiti durante il periodo fascista dalle popolazioni slave, e rivendicate in modo efferato dai partigiani, gli stessi che si macchiarono di questi delitti. Non solo molti cittadini vennero gettati in queste cavità proprie della conformazione geologica carsica, che fino ad allora erano state impiegate come una sorta di discariche per suppellettili e carcasse di animali, ma molti, circa 250000, vennero costretti al cosiddetto “esodo giuliano-dalmata”, più o meno forzato, verso l’Italia.

Il vero cardine della conferenza tenuta oggi 12 febbraio dal professore e storico Gianni Oliva, sono stati i motivi e le responsabilità di tanti anni di omissioni e noncuranza, in una chiave di lettura ampia e approfondita, mirata non solo a dare un inquadramento generale a una tematica ancora poco conosciuta e discussa in larga scala, ma anche ad illustrare dinamiche più strutturate: i silenzi internazionali, di partito, di Stato, dell’Italia che nel 1945 ha perso la guerra ma non vuole ammetterlo e che utilizza il pretesto della Resistenza per assolversi dalle proprie colpe. Diventano indicibili le foibe e i profughi, in quanto vittime anche dopo la fine del conflitto mondiale di eccidi e soprusi e simbolo di un passato da non rievocare, troppo sconveniente e dal risvolto imprevedibile, nel segno della rimozione di una sconfitta marchiata a fuoco.

Da qui la necessità di continuare ad avvicinarsi, con la giusta cautela, ad avvenimenti storici tanto dolenti per sentirli vicini, attuali ed emblematici, per non relegare la Storia a un confine delimitato e invalicabile, a una “cortina di ferro” – termine introdotto da Winston Churchill nel discorso al Westminster College – : «Da Stettino nel Baltico a Trieste nell’Adriatico una cortina di ferro è scesa sul continente. Dietro quella linea giacciono tutte le capitali degli antichi stati dell’Europa Centrale e Orientale.»

Altro aspetto a ragione insistentemente sottolineato è l’importanza della storia moderna e contemporanea, dalla Rivoluzione francese in poi, non solo a livello di letture e approfondimenti personali, ma anche e soprattutto di programma scolastico: mentre la storia greca, romana e medievale, perlomeno a grandi linee resta un punto fisso, un simulacro di memoria per molti studenti, talvolta davanti a menzioni di nomi, date e fatti storici molto più recenti si rimane perplessi: ho pertanto condiviso l’invito del professore a una maggiore attenzione e cura nell’approccio al passato prossimo, vero specchio e riferimento del presente.

A cura di Giulia Mora, classe 4C